Recensioni: The Veils – Sun Gangs + live @ Init (Rome), 25/05/09

(In ascolto: In the Aeroplane Over the Sea – Neutral Milk Hotel)

Recensione pubblicata su Lankelot, maggio 2009.

Binario 14 della Stazione Centrale di Piazza Garibaldi. Sono le 12:30. Le  lancette che segnano le 15:11, orario di arrivo a Roma Termini, non sono che un lontano miraggio, perse come sono nell’afa e nella scomodità di un anonimo sediolino di un treno regionale. Al primo stridere delle rotaie sui binari, inserisco subito le cuffie dell’iPod. Sun Gangs, è ancora un oggetto non identificato tra le centinaia di playlist, e immaginando che il live sarà incentrato quasi interamente sui pezzi del nuovo album, decido di non farmi trovare impreparato. L’album è già uscito da qualche giorno, ma nonostante sia particolarmente affezionato ai primi due album, The Runaway Found e Nux Vomica, la curiosità per questo terzo lavoro rasenta lo zero. Tutta colpa di Cat Power.

L’iniziale Sit Down by the Fire, non è nulla più che un semplice pop-rock di quelli che in Inghilterra si produce circa ogni due minuti. Buona strofa, ma ritornello piuttosto scadente.  Cosa che per una band come i The Veils, che non fanno di certo dell’originalità la loro arma vincente, è il più grande pericolo in cui possano incorrere. The Runaway Found, e buona parte di Nux Vomica, contenevano alcuni degli episodi pop più belli del decennio. Canzoni con una struttura profondamente acustica, e per questo, tali da sembrare dei classici da sempre. Se la prima canzone di un album funge come una sorta di chiave di violino che detta l’accordatura dell’intero album, sia a livello sonoro che di mood, Sit Down by the Fire riesce pienamente a mostare tutti i limiti di questo album. La maggior parte delle canzoni, sono infatti delle lente ballads del tutto anonime, cui viene a mancare anche la forza interpretativa di Finn Andrews, l’elemento che nel precedente album, riusciva ad esempio a risollevare le sorti di una canzone come Under the Folding Branches. La title-track oppure l’estenuante Scarecrow, rette come sono dal solo accompagnamento pianistico, falliscono miseramente il loro tentativo di scrittura cantautorale. Il pop old-school di The House She Lived In è francamente imbarazzante, per un autore che a circa vent’anni è stato capace di tirare fuori dal cilindro quel piccolo capolavoro che è Lavinia. Ma, è negli otto minuti che compongono Larkspur, che emerge tutta la mancata maturità della band. Ci sono vari modi di affrontare una canzone di otto minuti: la ripetizione con “variazione sul tema” di una bella melodia, di cui i Sigur Ros sono i maestri insuperati, la suddivisione in movimenti, tipica del prog, oppure i crescendo post-rock o shoegaze. I Veils, per evidenti limiti tecnici, non centrano nessuna delle opzioni, e lasciano che la canzone sbrodoli su se stessa. Dell’ingenuità e dell’immediatezza di The Runaway Found, non rimane nulla. Una volta che vengono a mancare le buone canzoni, di una band come i The Veils, francamente, non sappiamo cosa farcene.

Discorso diverso merita il live, il cui limite più grande, è stato proprio quello di concentrarsi per la maggior parte sulle canzoni di Sun Gangs. E, dispiace quasi provare rammarico per il buon Andrews, dopo aver visto il modo in cui “sente” le sue canzoni, contorcendosi sulla sua chitarra nei momenti più elettrici, e chiudendo timidamente gli occhi nei momenti più intimi. Dopo aver visto l’estrema disponibilità verso un pubblico in ogni caso sinceramente entusiasta. E’ per questo, che il momento più bello è stato quando nel secondo encore, Andrews ha impugnato la sola chitarra acustica lasciandosi andare alle richieste del pubblico. Richieste che (non a caso, imho) hanno riguardato esclusivamente canzoni dell’album di debutto: Lavinia (privata però del suo momento più bello, il crescendo finale dopo il bridge), Guiding Light, The Wild Son e The Tide that Left and Never came Back. Un’encore decisamente riuscito, pur lasciando interdetti (ma divertiti) la constatazione di come Andrews non ricordi alcune delle canzoni richieste, o come in alcune di quelle proposte, emergano alcune lacune. Ampio spazio è stato dato anche a Nux Vomica, presente in scaletta con ben cinque brani, i migliori: il delizioso pop di Calliope e Advice for Young Mother to Be, e gli episodi più roots come Not Yet, Nux Vomica, e una splendida Jesus for the Jugular, sicuramente il momento più alto dello show. Nessuno dei pezzi del nuovo album, invece, riesce a farmi cambiare posizione sul giudizio dei nuovi pezzi.

Resta la speranza che essendo una band abbastanza lontana dai grandi riflettori internazionali e vista l’ancora giovane età del front-man (25 anni, ndr), i Veils sappiano riscattarsi da un terzo album al di sotto delle aspettative, che manca sia dell’immediatezza pop di The Runaway Found, che degli episodi in grado di far intravedere una maturità artistica dietro alle porte (cosa che Jesus for the Jugular e Nux Vomica, lasciavano intuire, mostrando il potenziale della band).

Giovanni di Benedetto.

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3 Risposte to “Recensioni: The Veils – Sun Gangs + live @ Init (Rome), 25/05/09”

  1. Renée Says:

    d’accordo! bravo!
    ora però penso a cosa scriveresti recensendo le mie di canzoni.

    • Giovanni Says:

      ma con te sarei buono!Il tuo canzoniere è decisamente migliore! 😉

      • Renée Says:

        sai mi sono informato, patti smith suona acustica col chitarrista ma non al circolo ma nella cornice bella di villa Ada! a questo punto ci vado sicuro sarà bellissimo.

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