Lettera aperta all’On.le Ministro Renato Brunetta

On.le Ministro Renato Brunetta,

sono un ragazzo di ventidue anni tristemente affranto dalla lettura delle sue ultime dichiarazioni riguardo i finanziamenti statali alle opere cinematografiche. Affranto perchè partono da una concezione puramente incentrata su un discorso di tipo economico, ignorando del tutto i meriti culturali dell’arte cinematografica. Ed infatti non si esime dall’eliminare il Cinema dal novero delle Arti, giungendo addirittura a codificare un’equazione del tipo, cito le sue parole, “cinema=cultura=soldi pubblici=sprechi” propria della peggiore concezione Berlusconiana. Ciò che provoca più rabbia e amarezza è che le sue parole non sono il frutto di una persona all’interno del sistema, bensì il frutto di una persona che dichiara spudoratamente di “non andare al cinema da tantissimo”. Le sue parole svelano tutto il populismo di cui è connotata la sua azione politica. In barba ad ogni metodologia critica, Lei giunge a delle conclusioni saltando a monte premesse e cause che generano il problema che Lei denuncia. Nel caso, il mancato ritorno economico dei film prodotti con i contributi dei finanziamenti statali. Lei, On.le Brunetta, dimentica, o forse omette appositamente, una serie di problemi congiunturali, che determinano i problemi di cui è afflitta la cinematografia nazionale, compreso quello economico che più le sta a cuore.

Un film, come qualsiasi altro “prodotto”, per poter guadagnare deve vendere. In particolare, un film per guadagnare ha bisogno di vendere  i biglietti. E i biglietti si vendono a patto che ci sia una sala cinematografica da riempire. E la sala necessita della pellicola che necessita di un distributore per essere presente in quella sala. Ecco il punto da cui partire per analizzare il problema e trovare le soluzioni. Ciò che manca nel nostro paese è prima di tutto un’efficiente sistema di distribuzione che sappia diffondere e divulgare ciò che viene prodotto. Se dà un’occhiata alla lista dei film finanziati dallo Stato – lista che senz’altro le sarà capitato di avere sotto mano in questi giorni – noterà facilmente che una grossa percentuale di questi film non ha avuto neanche la possibilità di giungere in sala. Piuttosto che negare a priori i fondi statali alle opere cinematografiche, sarebbe il caso di interventire in maniera legislativa sul problema della distribuzione cinematografica (a dire il vero sarebbe il caso di allargare il discorso anche sull’industria editoriale, dove i tre grandi gruppi Rizzoli-Mondadori-Einaudi – che in realtà è di proprietà del gruppo Mondadori –  occupano da sole l’80% del mercato e degli scaffali delle librerie) cercando di razionalizzare un po’ tutto il sistema. Sarebbe opportuno ispirarsi al modello francese, in grado di dare tutt’altro peso alla propria industria culturale, e cinematografica in particolare. Sarebbe opportuno che i fondi statali piuttosto che essere eliminati, fossero addirittura incrementati, a sostegno soprattutto delle poche sale ancora presenti nelle nostre città non appartenenti ai grandi gruppi come Warner e Medusa, e che da sole oggi garantiscono un tipo di programmazione capace talvolta di emanciparsi dal sistema Hollywoodiano. Queste sono le sale che spesso si sobbarcano tutti i rischi annessi alla proiezione di un’opera prima, magari finanziata proprio con contributi statali. Queste sale, sono vittime di una concorrenza sleale, On.le Brunetta. Le porgo come esempio il caso della mia città, Napoli, che attualmente vanta sul proprio territorio cittadino la presenza di una decina scarsa di sale cinematografiche, con il pubblico in continuo esilio verso i multiplex in provincia, molto spesso di proprietà di major come Warner e Medusa e che di certo non “ingombreranno” le proprie sale di proiezione con una pellicola di un esordiente. Se, come denuncia, per questi film manca un ritorno economico, la colpa è di voi governanti, On.le Brunetta, incapaci di progettare la benchè minima pianificazione di sostegno ai progetti che voi stesso finanziate. Sebbene sia cosciente che il mio sogno di uno Stato mecenate, promotore della bellezza e delle arti, sia destinato a rimanere pura utopia, credo che l’intervento dello Stato debba andare ben al di là della sola scelta a favore o meno dei finanziamenti iniziali da destinare ad un’opera cinematografica e che non possa limitarsi ad essa.  Le sue parole, On.le Brunetta, sono umilianti per lo Stato, per la storia e per la cultura di questo paese, che se ancora viene visto come uno dei fari della civiltà è soltanto per merito del suo incredibile patrimonio culturale. Cinema compreso.

Con tanta amarezza,

Giovanni di Benedetto.

Pubblicato su Lankelot.

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7 Risposte to “Lettera aperta all’On.le Ministro Renato Brunetta”

  1. Lankelot » Archivio del Blog » Lettera aperta all’On.le Ministro Renato Brunetta Says:

    […] Pubblicato su My Desk. […]

  2. Paolo Massa Says:

    D’accordissimo su tutto, Giovanni. Bravo!

  3. Renée Says:

    vabbè Brunetta è lo stesso che ha chiamato Rossellini opportunista e fascista.

    basta e avanza

  4. Su “La Repubblica” « My Desk Says:

    […] Lettera aperta all’On.le Ministro Renato Brunetta […]

  5. Lettera aperta all’On.le Ministro Renato Brunetta | BNotizie Magazine Says:

    […] l’articolo originale: Lettera aperta all’On.le Ministro Renato Brunetta Tags: Arte Cinematografica, Arti, Articolo, Barba, Che, Cinema Cultura, Conclusion, Dell, […]

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