Cinema: la proposta francese.

Ancora riguardo la polemica sul cinema e i finanziamenti, vi riporto il testo di un articolo dei Cahiers du Cinèma del 2007, nel quale vengono elaborate una serie di proposte e riforme che mi sento di condividere pienamente e che anche lo Stato italiano dovrebbe prendere in esame. Ecco il testo integrale:

Événement. Dodici obiettivi per il cinema in Francia.
Traduzione di Eugenio Renzi.

Ciò che segue non è un programma elettorale – i Cahiers non sono un candidato alla presidenza della Repubblica. Non è neanche una lista di riforme, non siamo né il CNC né un sindacato, ancora meno una lobby. Mentre, a causa della campagna elettorale, il paese è investito da promesse e progetti più o meno realizzabili, noi vorremmo proporre, per il cinema in Francia, un certo numero di obiettivi, di prospettive per uno sviluppo possibile.

Lo stato del cinema preoccupa. Il discorso di Pascale Ferran durante la cerimonia dei Césars ha proposto un riassunto della situazione, ed è stato agghiacciante leggere tre giorni dopo dalla penna del ministro della cultura una risposta di non-ricevuto sul modello di « tutto va bene madama la marchesa ». No, non è vero che tutto va bene. Come lo andiamo ripetendo nelle nostre diagnosi mese dopo mese qui ai Cahiers, il male c’è ed è per lo più è localizzato nella deriva delle misure di accompagnamento, vale a dire il nostro famoso « sistema del cinema francese ». Queste derive hanno portato ad un eterogeneità dei fini a cui quel sistema era preposto.

Questo doveva promuovere la nascita di progetti singoli, favorire una molteplicità di iniziative artistiche inedite, dotate di fondi e materiali decenti. Le misure inducono ormai alla fabbricazione a catena di prodotti formattati, spesso coperti dall’etichetta discreditata di « cinema d’autore », e l’arricchimento di professionisti che non prendono alcun rischio, né estetico né finanziario. Gli « altri », perché ce ne sono, e Lady Chatterley è a questo proposito esemplare, sono ridotti dunque a condizioni di creazione e distribuzione sempre più precarie.

Che ci siano degli effetti perversi e delle derive è normale. E la tara da mettere in conto per qualunque tipo di dispositivo, che esige per questo di essere regolarmente rivisto, adattato, trasformato. Per questo, c’è bisogno di fare politica. Un periodo elettorale mette la politica in primo piano, per questo è il momento di attirare l’attenzione sulle scelte necessarie, sugli orientamenti indispensabili. La lista delle misure che seguono non è certamente definitiva. Al contrario, essa si apre al complemento, segnatamente per quello che riguarda le cinematografie straniere, l’azione a livello europeo e internazionale, o l’insegnamento del cinema all’università.

Questi orientamenti non riguardano soltanto le condizioni di vita e di lavoro di coloro che fanno il cinema. Esse giocano un ruolo importante nella costruzione del rapporto di se e agli altri che il cinema permette ad ognuno e che permette una cinematografia nazionale per tutti. Il cinema non è al centro dei discorsi dei candidati, ed è logico. Eppure la posta in ballo riguardo ad esso oltrepassa i limiti del settore, e impegna una certa idea dell’azione pubblica nella costruzione dei rapporti sociali.

Preambolo
Il CNC dipende dal ministero della Cultura. Non è stato sempre il caso, e questo non giustifica che l’intervento pubblico, in particolare l’utilizzo del Fondo di sostegno, serva prioritariamente a degli obiettivi colturali. Se si trattasse solo di migliorare le condizioni economiche dei fabbricanti (i produttori) degli intermediari (i distributori) e dei commercianti (gli esercenti), il CNC starebbe più a suo agio sotto la tutela del ministero dell’industria e del commercio. Un’ideologia perniciosa ha fatto credere che la prosperità economica del settore assicurasse la vitalità culturale. Si vede che è tutto il contrario. Il fondo di sostegno non è al servizio delle sole imprese del settore, ma della scommessa artistica in gioco. Bisogna rimettere la scommessa artistica al centro dell’intervento pubblico, centrale e regionale.

1 Valorizzare la selezione a discapito dell’automatismo.

La gran parte dei fondi gestiti dal CNC (80%) accompagna i progetti della professione proporzionalmente alla loro importanza economica. Ogni volta che lo Stato trova un nuovo modo di aumentare questi fondi, la maggior parte dell’apporto va a rinforzare questo approccio, e accresce lo scarto con il sostegno selettivo (anticipo sugli introiti, aiuto alla distribuzione, alle sale, all’edizione video, ecc…), che riposa sulla scelta dei progetti. In maniera esemplare : il CNC ha appena ottenuto che i Fornitori di accesso ad internet (FAI) siano anch’essi investiti del sostegno, consacrare l’intero ammontare di queste nuove risorse al solo sostegno selettivo sarebbe un gesto forte e giustificato. Il capo d’azione del selettivo deve esso stesso essere esteso al di là di quanto non lo sia oggi, a tutti quelli che favoriscono l’arte cinematografica. Il compito del sostegno non appartiene soltanto agli agenti economici della filiera, è fatto per sostenere la vita del cinema come arte in una logica di interesse collettivo.

2 Combattere l’omologazione dei progetti attraverso le procedure di sostegno.

Corollario essenziale del punto precedente. Il sostegno selettivo, così come il finanziamento attraverso le televisioni, funziona grazie a delle commissioni dove l’omologazione secondo regole prestabilite gioca un ruolo sempre più pesante. L’ideologia della « sceneggiatura solida » ha contribuito alla standardizzazione dei progetti, compresi quelli cosiddetti « d’autore », in nome di un « professionismo » definito in opposizione all’imprevisto, all’avventura artistica che è la ragion d’essere stessa del sostegno selettivo. C’è necessità di un discorso chiaro che vada in questa direzione. L’intervento pubblico (così come le reti del servizio pubblico) ha una parte importante nel campo della rivendicazione. Si tratta altresì di modificare concretamente i criteri e i tempi di attribuzione del sostegno, per dare spazio all’innovazione.

3 Ridefinire l’articolazione tra l’azione del CNC e quella delle Regioni.

Le Regioni hanno ormai un peso enorme nel finanziamento del cinema, ma senza che si sia definito uno spazio autonomo e degli obiettivi particolari. Questi obiettivi non dovrebbero sostituirsi a quelli del CNC, né essere gli stessi in ogni regione. Essi richiamano ad una definizione su scala regionale delle politiche per il cinema, capace di dispiegarsi sull’insieme della filiera (il corto metraggio, le sale, il patrimonio, le pratiche amatoriali, l’insegnamento, i festival…) e non soltanto sulla produzione come sollecita il dispositivo attuale « 1 per 2 ». La creazione di organismi regionali votati ad una azione di lungo termine indipendente da venti elettorali, come esiste già nelle Regioni Centro e Bassa-Normandia, sembra un modello da sviluppare.

4 Proiezione digitale: applicare le proposte del rapporto Goudienau

La trasmigrazione delle sale a tecnologia digitale è un processo ineluttabile e prossimo. Può essere distruttivo di quello che resta dell’inquadramento del mercato secondo obiettivi di diversità o al contrario rinforzarli e svilupparli. Una scelta tecnica favorisce il secondo caso, il rapporto stilato da Daniel Goudineau al ministro su questo argomento lo spiega molto chiaramente : il controllo delle « chiavi di sicurezza » per un agenzia indipendente (indipendente dagli esercenti e dai distributori). Le nuove tecnologie minacciano l’organizzazione della disponibilità dei film su differenti supporti : la sala, il DVD, il VOD, i canali criptati, i canali in chiaro… Allo stesso tempo la lotta contro la pirateria, il necessario mantenimento di una « cronologia dei media » che conserva il ruolo principale alla sala e permette la distinzione dell’opera cinematografica nell’insieme del flusso audiovisivo. La contropartita di questa cronologia è il rafforzarsi delle garanzie del pluralismo nelle sale.

5 Limitare il numero delle copie per film.

L’uscita di certi film su 600, 800 o anche 1000 copie rende illusoria ogni politica culturale efficace. Saturando gli schermi e monopolizzando l’attenzione dei media di masse, essa impone agli altri film un accesso diminuito sui restanti schermi, e genera la rotazione ultrarapida dei film che, non beneficiando di mezzi promozionali, hanno bisogno della durata per trovare il loro pubblico. Controbattere questa sovraesposizione è assai complicato, esige un considerevole lavoro pubblico e giuridico. Questo lavoro è indispensabile, e dovrebbe essere una priorità di ogni politica per il cinema.

6 Riformare la definizione di Art et essai

La rete dei cinema d’essai è una possibilità storica per il cinema in Francia (e non solo per il cinema francese). Ma il suo stesso slancio ha condotto ad una deriva che riunisce sotto la stessa formula sale e approcci al cinema molto diversi, quando non apertamente in contraddizione. Questa deriva è stata resa possibile dal lassismo quanto alla definizione dei film targati A&E. Bisogna rimettere l’opera, l’esigenza verso l’opera (dal lato della ricerca e da quello del patrimonio), a fondamento del cinema d’essai.

7 Dare spazio al cinema nella cura del territorio

E’ un corollario del punto precedente. Bisogna che ci sia del cinema, un cinema plurale ovviamente, dappertutto : dalle periferie ai piccoli centri. E importante per il cinema, per la vita collettiva e come contributo al tessuto sociale. C’è una confusione, a detrimento delle opere, tra questa necessaria missione e il circuito d’essai, al quale bisogna accordare legittimità e autonomia. Nel momento in cui il passaggio al digitale minaccia le misure precedenti, l’ADRC (Agenzia per lo sviluppo regionale del cinema) potrebbe opporre un ruolo chiave, complementare e distinto da quello svolto dal circuito d’essai. Il lavoro degli esercenti più attivi, più impegnati, sia sul piano dell’azione territoriale che su quello dell’azione artistica, deve essere accompagnato in misura maggiore da sostegno pubblico.

8 Rendere dinamica al politica patrimoniale.

Una politica del cinema dall’imperativo di tessere senza sosta i legami tra il presente del cinema e la sua storia. La conoscenza dei grandi film di tutte le epoche e di tutti i paesi è una molla decisiva della relazione estetica con il cinema contemporaneo. La qualità del lavoro delle cineteche (« nazionali » o « regionali ») esistenti e i suoi effetti sul pubblico impone di chiedersi : perché no trenta cineteche in Francia ? Le sale, gli editori di DVD e i gruppi televisivi hanno egualmente un ruolo da svolgere.

9 Sviluppare la presenza del cinema nelle scuole.

L’incontro con i grandi film come parte integrante della cultura, la comprensione teorica e pratica dei processi di messa in scena come formazione dello spirito di analisi, la scoperta dell’esperienza della sala come rapporto alle opere e al collettivo devono, molto di più di quanto non sia oggi, far parte dell’insegnamento primario e secondario. Tutto questo esige dei formatori specializzati e riconosciuti come tali, per gli insegnanti, e un gran numero di migliorie dei dispositivi già esistenti. Se l’azione del CNC e quella del ministero dell’educazione pubblica sono indispensabili, c’è bisogno, per l’insegnamento artistico a scuola, di cui il cinema è parte integrante, di un’attenzione politica al più alto livello – il primo ministro o il presidente della Repubblica.

10 Valorizzare le pratiche amatoriali

Il digitale ha democratizzato le possibilità di accesso agli strumenti del cinema. La stragrande maggioranza degli utenti non sono né saranno mai dei cineasti di professione, non più di quanto i possessori di una penna siano scrittori.
Ma la pratica di questi strumenti, a scopo creativo, professionistico o ricreativo ad un uso privato, o a beneficio di un piccolo gruppo, crea una relazione personale al cinema come modo di espressione. Questa relazione intima, quella dell’amatore, è una risorsa considerevole per la formazione di spettatori al tempo stesso più esigenti e più coscienti.

11 Rinforzare tutte le forme di accompagnamento del cinema.

Oltre il lavoro delle sale, l’azione patrimoniale, l’educazione e le pratiche amatoriali, diventa essenziale l’aggiunta di altre pratiche che costruiscano, arricchiscano e approfondiscano le relazioni tra i film e gli spettatori. Il servizio pubblico televisivo ha un ruolo decisivo da svolgere, e che non svolge più da tempo né attraverso la programmazione di film, né attraverso la produzione di trasmissioni sul cinema degne di questo nome. Il DVD è un vettore molto importante di accompagnamento dei film, soprattutto se si tratta di un lavoro editoriale ambizioso. L’edizione di libri sul cinema, il lavoro della critica così come nelle riviste e nei grandi media, internet compreso, sono molle indispensabili alla moltiplicazione dei rapporti tra spettatori e film. I festival, evidentemente e in maniera decisiva, ma anche le associazioni cinefile nelle molteplici varianti del modello cine-forum, devono egualmente essere considerati, anche nella prospettiva di un sostegno, in quanto parti attive della vita del cinema come arte.

12 Pensare una politica di dialogo tra il cinema e le altre arti.

Il cinema esiste, ha la sua specificità. Vive più che mai nel dialogo con le altre arti. Questa dinamica, che arricchisce la creatività in molte direzioni, merita di essere presa in considerazione da una politica che oggi ha tendenza a settorializzarsi. Questo permetterebbe anche che il cinema sia meno sottomesso all’influenza di vicini scomodi, e diversamente coinvolti dall’interesse artistico, come la televisione e i videogiochi.

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