Prosa

Raccontami una storia.

E quando questa finisce raccontamene

un’altra. E se dovessi addormentarmi

(ricordo mia madre, ricordo la sua voce,

una ninna-nanna) svegliami e ricominciala

da capo. E se ti si seccasse la gola

(i punti, gli allora, le virgole, i quando,

gli infine, richiedono un certo fiato)

tossisci pure, prenditi una pausa

– qualche minuto, non di più –

e dopo aver schiarito la voce

continua a raccontarmi la storia.

E se ti si dovessero stancare gli occhi

(10 watt, economia e magia ma pure

una precoce miopia) raccontami un’altra

storia, una di quelle che conosci a memoria

– ma non quella di quando incontrasti lei,

non di nuovo, ancora una volta, non ogni sera.

E se dovessi invecchiare.

E se dovessi morire.

Ti racconterò io una storia.

Quella di un uomo che racconta una storia.

(Qui non accade mai nulla. Null’altro

se non incipit di racconti).

 

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