Archive for the ‘Appunti’ Category

Appunti #3: Questionario sottoposto a Marcel Proust all’età di 13 anni e 20 anni.

01/07/2011

 

Quale sarebbe, per voi, la più grande disgrazia? 

Essere separato da mia madre (13 anni).

Non aver conosciuto nè mia madre, nè mia nonna (20 anni).

 

In quale luogo vorreste vivere? 

Nella terra dell’Ideale, o piuttosto del mio ideale (13 anni).

In un luogo in cui certe cose che desidero potessero realizzarsi come per incanto, e in cui la tenerezza fosse sempre corrisposta (20 anni).

 

Il vostro ideale di felicità terrena?

Vivere accanto a tutte le persone che amo, nel fascino della natura, con una quantità di libri, di partiture musicali, e, non lontano, un teatro francese (13 anni).

Temo che non sia abbastanza elevato, e ho paura di distruggerlo dicendolo (20 anni).

 

Quali colpe vi ispirano maggior indulgenza?

La vita privata dei geni (13 anni).

Quelle che capisco (20 anni).

 

Il vostro principale difetto?

Non sapere, non essere capace di volere qualcosa (20 anni).

 

Che cosa vorreste essere?

Me stesso, come le persone che ammiro vorrebbero che fossi (20 anni).

 

La qualità che preferite in un uomo?

L’intelligenza, il senso morale (13 anni).

 

La qualità che preferite in una donna?

La dolcezza, la spontaneità, l’intelligenza (13 anni).

 

La vostra occupazione preferita?

La lettura; la fantasticheria; la poesia (13 anni).

Amare (20 anni).

 

Lo stato attuale del vostro animo?

Il fastidio di aver pensato a me per rispondere a tutte queste domande (20 anni).

 

(cit. in R. Shattuck, Proust, pp. 19-20).

Appunti #3: Psicogeografia

06/02/2011

[The Naked City, Guy Debord]

 

Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che SAPETE, ma in base a ciò che VEDETE intorno. Dovete essere STRANIATI e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta. Un modo per agevolarlo è camminare con passo cadenzato e sguardo leggermente inclinato verso l’alto, in modo da portare al centro del campo visivo l’ARCHITETTURA e lasciare il piano stradale al margine inferiore della vista. Dovete percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari.

Appunti #2

28/11/2009

(In ascolto: Comme moi – Edith Piaf)

A proposito di Parigi

Leggevo il diario di viaggio di un mio amico, Alessio, che sta trascorrendo qualche giorno in quel di Parigi. E mi sono ritrovato in queste sue parole, che ben rispecchiano quelle che furono anche le mie prime impressioni sulla città:

Sono qui solo da due giorni, e domani torno a casa, troppo poco il tempo trascorso qui per dare giudizi. Al primo impatto, però, questa città mi appare eccezionale.
Tutto grande, tutto gigantesco, eppure il solito aspetto confusionario delle grandi metropoli qui non si percepisce. Capisco chi ama questa città, e capisco chi decide di rimanerci dopo esserci stato una volta soltanto.

Nulla di più vero, pensavo. E’ un’infatuazione che non ha mai fine, Parigi.
Le volte che ci sono stato ho avuto sotto gli occhi il posto dove poter realizzare quel tipo di felicità che sembra esistere solo nei libri e in qualche rapido scorcio di vita.

In questi giorni, tra l’altro, sto leggendo “Le illusioni perdute” di Balzac, e quando ho incontrato questo paragrafo, non ho potuto fare a meno che sottolinearlo per bene. Per cui lo riporto per intero:

Questa è la città degli scrittori, dei pensatori, dei poeti. Qui solamente si coltiva la gloria, e io conosco le belle messi che essa oggi produce. Solo qui gli scrittori possono trovare, nei musei e nelle gallerie, le opere viventi dei geni del tempo passato, quelle opere che riscaldano l’immaginazione e la stimolano. Solo qui immense biblioteche sempre aperte offrono all’intelletto l’alimento di cui hanno bisogno. Infine, a Parigi c’è nell’aria e nelle più piccole cose un’essenza che si respira e che si imprime nelle creazioni letterarie. Si apprendono più cose conversando mezz’ora al caffè o al teatro di quante non se ne apprendano in dieci anni di provincia. Qui, veramente, tutto è spettacolo, confronto e istruzione. […] Ecco Parigi; la città dove ogni ape trova la sua cella, dove ogni anima assimila ciò che le è proprio.

E nelle orecchie, questa canzone:

Appunti #1

14/10/2009

Tedem ergo sum

“[…] ascoltavo i suoi canti melanconici, che mi ricordavano come in ogni paese il canto naturale dell’uomo è triste, anche quando vuole esprimere la felicità. Il nostro cuore è uno strumento imperfetto, una lira dove mancano delle corde, e su cui siamo costretti a rendere l’accento della gioia sulla tonalità consacrata ai sospiri”.

F. Renè de Chateaubriand, Renè, Garzanti, p.106.


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