Posts Tagged ‘cinema’

Film Socialisme: Shooting Range di Vladimir Tarasov (1979)

05/11/2012

Film animato del 1979, Shooting Range del russo Vladimir Tarasov, è una spietata critica al capitalismo. Grottesco, visionario, socialista. Il ritmo sincopato del jazz commenta musicalmente un segno grafico che subisce una continua metamorfosi di forme e di firme (l’attenzione per il dettaglio costituisce un vero e proprio trattato di semiotica). Il protagonista, oggi più ancora che all’epoca, è un personaggio che manifesta tutto lo spirito del tempo; il cartello che porta al collo con su scritto JOB WANTED, una storia d’amore che pure riesce a nascere, affermano tutto il carattere esistenziale della precarietà e del lavoro.

Videoteque: Cortàzar: Apuntes para un documental

10/04/2011

 

Questa è una clip tratta dal documentario Cortàzar: apuntes para un documental di Eduardo Montes-Bradley. Ritrae Carol Dunlop – ultima compagna dello scrittore argentino – e lo stesso Cortàzar in giro per Parigi. E’ bello immaginarla come un frammento filmato di Rayuela, con Cortàzar/Horacio che cerca per le strade del Quartiere Latino Carol/La Maga. La clip fa parte del materiale girato in 8mm dalla coppia in occasione del viaggio Parigi-Marsiglia intrapreso nel 1982, a pochi mesi dalla morte di entrambi. Da questo viaggio nacque anche un libro a quattro mani, l’ultimo edito da Cortàzar (e ancora inedito in Italia): Los Autonautas de la Cosmopista o Un viaje atemporal Parìs-Marsella.

da Carmilla:

«Nel 1982, quando ormai sanno di essere malati terminali – scrive Ernesto Franco – entrambi, Julio Cortàzar e la sua ultima compagna, Carol Dunlop, si propongono un ultimo gioco, un ludico esorcismo sulla soglia dell’abisso. L’idea è quella di percorrere su un piccolo camper – il quale diventa naturalmente un ‘dragone’ con tanto di nome wagneriano, Fafner – l’autostrada che taglia in due la Francia da Parigi a Marsiglia. Ma un gioco non è tale senza regole precise: si dovrà far sosta in tutte le aree di parcheggio, nella misura di non più di due ogni ventiquattro ore, con permanenze per la notte nella seconda (il che fa sessantasei fermate in trentatre giorni); non si potrà mai uscire dall’autostrada, ma si potrà sfruttare tutto quanto essa offra, nonché accettare aiuti e rifornimenti che volenterosi amici portino dall’esterno; andrà steso un minuzioso diario di viaggio a quattro mani che riporti osservazioni esterne ed impressioni dello spirito. Ne nasce Los autonautas de la cosmopista, (more…)

Videoteque: Copy Shop

02/03/2011

Copy Shop, di Virgil Widrich.

2001 – 35 mm – b/n – 12 minuti – musica – senza dialoghi – è la storia di un uomo che lavora in un negozio di fotocopie e fotocopia se stesso – finché non riempie il mondo intero di se stessi – il film consiste in circa 18.000 fotogrammi digitali fotocopiati che sono stati animati e ripresi in stop motion con una camera 35 mm ]

Videoteque: Logo ergo sum

23/01/2011

Logorama, di François AlauxHervé de CrécyLudovic Houplain.

(I sottotitoli in italiano sono da attivare nel menu di Youtube premendo il tasto CC)

Recensioni: L’illusionista – Sylvain Chomet

28/12/2010

(In ascolto: Tango Apasionado – Astor Piazzolla)

Pubblicato su Lankelot, novembre 2010.

Autore nel 2003 di quel piccolo gioiello che è Les Triplettes de Bellevile (Appuntamento a Belleville), Sylvan Chomet per la sua opera seconda non cambia la modalità espressiva, quella del cinema di animazione, e rende omaggio ad uno dei personaggi più originali del cinema francese, quel Jacques Tati autore di quella esilarante e malinconica maschera che era Monsieur Hulot, protagonista di pellicole come Mon Oncle (Mio Zio), premio Oscar per il miglior film straniero nel 1958. L’illusionista è infatti una sceneggiatura dello stesso Tati, scritta l’indomani di Mon Oncle e rimasta inedita fino ad oggi. Dopo aver visto la prima pellicola di Chomet (nella quale era presente più di un omaggio all’opera di Tati), la figlia di Jacques, Sophie Tatischeff, ha pensato di affidare la realizzazione di questo progetto allo stesso Chomet. In un periodo in cui l’entusiasmo degli spettatori per la settima arte è sempre più (definitivamente?) attratto dalla cultura hollywodiana dell’immagine spettacolarizzata rappresentata ora dal 3D ora dalle immagini digitali Disney-Pixar, non può non destare ammirazione e viva commozione il susseguirsi di ogni singolo fotogramma di quest’opera, in cui ai pixel si preferisce il tratto disegnato. Perché il cinema d’animazione non è un semplice genere cinematografico, ma un vero e proprio modo di vedere il mondo. È una visione, come Miyazaki da più di trent’anni ci insegna con i suoi film. Ed è la modalità espressiva che oggi, essendo diventata la più desueta, maggiormente è in grado di mostraci la magia – è il caso di dirlo – del cinema. Quella magia in grado di provocare entusiasmi e meraviglie così affini ai moti dell’animo propri dell’infanzia. E non è un caso che l’incipit del film inneschi un semplice ma ben marcato rapporto di metacinematografia, con lo schermo che mostra un cinema nel quale si sta per proiettare un film: L’illusionista. (more…)

Recensioni: Be Kind Rewind (Gli acchiappafilm) – Michel Gondry

11/12/2009

(In ascolto: Unspeakable – Arca)

Pubblicato su Lankelot, dicembre 2009.


Il cinema di Michel Gondry ha rappresentato sin dal suo esordio dietro la macchina da presa una delle forme più autentiche di resistenza culturale, prima trasformando il videoclip da accessorio puramente commerciale in qualcosa con una propria dignità artistica, poi realizzando una serie di film in netto contrasto con la debordante spettacolarizzazione delle immagini propria del cinema di Hollywood, sostituendo all’effetto scenico digitale, quello artigianale carico della creatività – questa sì debordante – propria dell’infanzia. L’e(s)tica di Gondry è debitrice di quella propria dei grandi registi della Nouvelle Vague, che partendo dalle esperienze di Rossellini s’inventarono un cinema “povero” se paragonato a quello dei grandi studios americani, ma che faceva della povertà dei mezzi non un limite, bensì il campo entro cui giocare la propria partita. E fu questo il modo in cui il cinema fu reinventato. Reinventare il cinema. È questo il concetto alla base di Be Kind Rewind, l’ultima pellicola di Gondry. Così come nel precedente The Science of Sleep reinventava il mondo con i colori propri del sogno, in Be Kind Rewind il cinema è reinventato con i colori propri della memoria, dei ricordi. Più propriamente con i colori dell’immaginario collettivo, di cui quello cinematografico è sicuramente il serbatoio più carico. Il soggetto del film sembra provenire direttamente dagli anni ’80; con ogni probabilità è il film che John Landis ha sempre sognato di realizzare: nel tentativo di sabotare la centrale elettrica della città (Passaic, New Jersey) Jerry (Jack Black) viene colpito da una scarica elettrica che lo rende una fonte elettromagnetica in grado di smagnetizzare tutte le Vhs del videonoleggio dell’amico Mike (Mos Def). Da quel momento in poi i due saranno costretti a girare nuovamente intere sequenze dei film richiesti a nolo e che incredibilmente incontrano il favore di tutta la comunità cittadina, che sembra svegliarsi dal torpore tipico della periferia americana.

Uno dei personaggi più splendidamente caratterizzati è quello interpretato da Mia Farrow, che sembra quasi essere la copia carbone di quello interpretato vent’anni prima in uno dei film più appassionati di Woody Allen, La rosa Purpurea del Cairo, altra pellicola che dichiarava tutto il proprio smoderato amore nei confronti della settima arte nel tentativo in cui cercava di applicare quel bellissimo postulato di Andrè Bazin secondo cui «il cinema sostituisce al nostro sguardo il mondo che desideriamo». Perché Be Kind Rewind è un vero e proprio atto d’amore per il cinema nella sua integralità, come testimonia la scelta dei film reinventati: dai blockbuster cult (Ghostbusters e Ritorno al Futuro) al film d’autore (2001 Odissea nello spazio) passando per il cinema di animazione (Il Re Leone, che nel film viene considerato reinterpretazione delle tragedie shakespeariane!). Be Kind Rewind è un film che mette in scena la “magnifica ossessione” caricandola dell’intensità dello stupore infantile. Stupore che ritroviamo nelle immagini finali nei volti meravigliati e carichi di commozione dei cittadini di Passaic, che traducono il grande sogno di un cinema come epopea collettiva  e dell’arte quale fenomeno civilizzatore. Perché, riprendendo una delle battute più belle del film, «la vita senza civiltà è brutale, cattiva, corta».

Giovanni di Benedetto.

Recensioni: Il Calamaro e la Balena – Noah Baumbach

02/10/2009

(In ascolto: Charlotte Sometimes – The Cure)

Pubblicato su Lankelot, settembre 2009.

L’adolescenza è con molta probabilità il soggetto cui la rappresentazione cinematografica incontra maggiormente i suoi limiti. Questo perché spesso le sceneggiature partono da futili premesse di tipo sociologico, che spostano l’attenzione sui soggetti della rappresentazione, vale a dire gli adolescenti, trattandoli di conseguenza quasi come oggetti di studio, semplice fenomeno da analizzare. Prospettiva questa che altera completamente la realtà delle cose perché tende ad oggettivizzare ciò che invece è puramente soggettivo, in questo caso la Weltanschauung propria di un adolescente. Da qui tutta una serie di pellicole mediocri che non fanno altro che limitarsi a registrare unicamente gli eccessi e le stravaganze del mondo adolescenziale, rigettando qualsiasi tentativo di introspezione psicologica. Ciò che andrebbe dipinto alla stregua di un quadro impressionista, con i colori che sfumano l’uno nell’altro è invece ritratto con contorni marcati e netti. Il che provoca personaggi che sono come dei monoliti di granito che neanche il regista più capace sarebbe in grado di malleare per darne una forma sensibile.

Ci sono dei casi però in cui il racconto affonda le proprie radici nelle esperienze biografiche e le sceneggiature diventano quasi confessione diaristica o psicologica, riuscendo a conquistare in questo modo una certa dignità letteraria. (more…)

Su “La Repubblica”

28/09/2009

Oggi ho appreso con un certo piacere che un estratto della “Lettera aperta all’On.le Ministro Renato Brunetta”, pubblicata anche qui sul blog oltre che su Lankelot, è stato pubblicato, con delle modifiche, su La Repubblica di ieri, sabato 27 settembre, a pagina 36.

Peccato che non abbiano mantenuto l’intestazione originale. Ma vebbè. Sono comunque soddisfazioni.

lettera aperta a Brunetta

Cinema: la proposta francese.

18/09/2009

Ancora riguardo la polemica sul cinema e i finanziamenti, vi riporto il testo di un articolo dei Cahiers du Cinèma del 2007, nel quale vengono elaborate una serie di proposte e riforme che mi sento di condividere pienamente e che anche lo Stato italiano dovrebbe prendere in esame. Ecco il testo integrale:

Événement. Dodici obiettivi per il cinema in Francia.
Traduzione di Eugenio Renzi.

Ciò che segue non è un programma elettorale – i Cahiers non sono un candidato alla presidenza della Repubblica. Non è neanche una lista di riforme, non siamo né il CNC né un sindacato, ancora meno una lobby. Mentre, a causa della campagna elettorale, il paese è investito da promesse e progetti più o meno realizzabili, noi vorremmo proporre, per il cinema in Francia, un certo numero di obiettivi, di prospettive per uno sviluppo possibile. (more…)

Lettera aperta all’On.le Ministro Renato Brunetta

16/09/2009

On.le Ministro Renato Brunetta,

sono un ragazzo di ventidue anni tristemente affranto dalla lettura delle sue ultime dichiarazioni riguardo i finanziamenti statali alle opere cinematografiche. Affranto perchè partono da una concezione puramente incentrata su un discorso di tipo economico, ignorando del tutto i meriti culturali dell’arte cinematografica. Ed infatti non si esime dall’eliminare il Cinema dal novero delle Arti, giungendo addirittura a codificare un’equazione del tipo, cito le sue parole, “cinema=cultura=soldi pubblici=sprechi” propria della peggiore concezione Berlusconiana. Ciò che provoca più rabbia e amarezza è che le sue parole non sono il frutto di una persona all’interno del sistema, bensì il frutto di una persona che dichiara spudoratamente di “non andare al cinema da tantissimo”. Le sue parole svelano tutto il populismo di cui è connotata la sua azione politica. In barba ad ogni metodologia critica, Lei giunge a delle conclusioni saltando a monte premesse e cause che generano il problema che Lei denuncia. Nel caso, il mancato ritorno economico dei film prodotti con i contributi dei finanziamenti statali. Lei, On.le Brunetta, dimentica, o forse omette appositamente, una serie di problemi congiunturali, che determinano i problemi di cui è afflitta la cinematografia nazionale, compreso quello economico che più le sta a cuore.

Un film, come qualsiasi altro “prodotto”, per poter guadagnare deve vendere. In particolare, un film per guadagnare ha bisogno di vendere  i biglietti. E i biglietti si vendono a patto che ci sia una sala cinematografica da riempire. E la sala necessita della pellicola che necessita di un distributore per essere presente in quella sala. Ecco il punto da cui partire per analizzare il problema e trovare le soluzioni. Ciò che manca nel nostro paese è prima di tutto un’efficiente sistema di distribuzione che sappia diffondere e divulgare ciò che viene prodotto. Se dà un’occhiata alla lista dei film finanziati dallo Stato – lista che senz’altro le sarà capitato di avere sotto mano in questi giorni – noterà facilmente che una grossa percentuale di questi film non ha avuto neanche la possibilità di giungere in sala. Piuttosto che negare a priori i fondi statali alle opere cinematografiche, sarebbe il caso di interventire in maniera legislativa sul problema della distribuzione cinematografica (a dire il vero sarebbe il caso di allargare il discorso anche sull’industria editoriale, dove i tre grandi gruppi Rizzoli-Mondadori-Einaudi – che in realtà è di proprietà del gruppo Mondadori –  occupano da sole l’80% del mercato e degli scaffali delle librerie) cercando di razionalizzare un po’ tutto il sistema. Sarebbe opportuno ispirarsi al modello francese, in grado di dare tutt’altro peso alla propria industria culturale, e cinematografica in particolare. Sarebbe opportuno che i fondi statali piuttosto che essere eliminati, fossero addirittura incrementati, a sostegno soprattutto delle poche sale ancora presenti nelle nostre città non appartenenti ai grandi gruppi come Warner e Medusa, e che da sole oggi garantiscono un tipo di programmazione capace talvolta di emanciparsi dal sistema Hollywoodiano. Queste sono le sale che spesso si sobbarcano tutti i rischi annessi alla proiezione di un’opera prima, magari finanziata proprio con contributi statali. Queste sale, sono vittime di una concorrenza sleale, On.le Brunetta. Le porgo come esempio il caso della mia città, Napoli, che attualmente vanta sul proprio territorio cittadino la presenza di una decina scarsa di sale cinematografiche, con il pubblico in continuo esilio verso i multiplex in provincia, molto spesso di proprietà di major come Warner e Medusa e che di certo non “ingombreranno” le proprie sale di proiezione con una pellicola di un esordiente. Se, come denuncia, per questi film manca un ritorno economico, la colpa è di voi governanti, On.le Brunetta, incapaci di progettare la benchè minima pianificazione di sostegno ai progetti che voi stesso finanziate. Sebbene sia cosciente che il mio sogno di uno Stato mecenate, promotore della bellezza e delle arti, sia destinato a rimanere pura utopia, credo che l’intervento dello Stato debba andare ben al di là della sola scelta a favore o meno dei finanziamenti iniziali da destinare ad un’opera cinematografica e che non possa limitarsi ad essa.  Le sue parole, On.le Brunetta, sono umilianti per lo Stato, per la storia e per la cultura di questo paese, che se ancora viene visto come uno dei fari della civiltà è soltanto per merito del suo incredibile patrimonio culturale. Cinema compreso.

Con tanta amarezza,

Giovanni di Benedetto.

Pubblicato su Lankelot.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: