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Mixtape #2 – Monochrome n.1: Fall Season

25/10/2009

mixtape

Monochrome n.1: Fall Season

(clicca qui per il download)

Una selezione di brani che comprende canzoni improntate su di un’unica tonalità, quella autunnale.

1. September – David Sylvian (from the album “Secret of the Beehive”, 1987)

Pochi accordi di piano che sembrano tradurre quasi il movimento delle prime foglie che cadono dagli alberi, come fosse un preludio all’autunno. E la calda voce di Sylvian che recita dei versi dai chiari tratti impressionistici, in quella che è una vera e propria poesia musicata

2. Autumn Leaves – Nat King Cole (from the movie “Autumn Leaves, 1956)

Scritta nel 1947 da Joseph Kosma e Jacques Prevert con il titolo “Le feuilles mortes”, la canzone divenne ben presto uno standard. Nat King Cole nel 1956 incise quella che è probabilmente la versione più celebre per il film “Autumn Leaves“, accompagnando con la sua voce i titoli di coda.

3. Snow Don’t Fall – Townes Van Zandt (from the album “The Late Great Townes Van Zandt”, 1972)

Snow don’t fall on summers time/ Wind don’t blow below the sea/ My loves lies ‘neath frozen skies/ And waits in sweet repose for me.

4. Famous Blue Raincoat – Leonard Cohen (from the album “Songs of Love and Hate”, 1971)

It’s four in the morning, the end of December/ I’m writing you now just to see if you’re better.

5. November – Tom Waits (from the album “The Black Rider”, 1993)

No shadow/No stars/No moon/No care/November/It only believes/In a pile of dead leaves/And a moon/That’s the color of bone.

6. October – U2 (from the album “October”, 1981)

Dall’album meno conosciuto della band iralndese, una di quelle canzoni che riesce ad essere con poche note il ritratto di uno stato d’animo. Quello che ci coglie alla vista delle prime foglie gialle sulla strada.

7. Raindrops – Tindersticks (from the album “Tindersticks”, 1993)

Tratta da uno dei più belli e meno ricordati album degli anni ’90, Raindrops è un vero e proprio mantra purificatore.

8. Aint’ Gonna Rain Anymore – Nick Cave (from the album “Let Love In”, 1994)

Quando l’autunno coincide con la fine di un’amore.

9. Plus d’Hiver – Yann Tiersen feat. Jane Birkin (from the album “Les Retrouvailles, 2005)

Yann Tiersen restitusce alla pioggia una tenue malinconia pianistica accompagnata dalla calda voce di Jane Birkin.

September’s here again

01/09/2009

Ho sempre avuto un debole per le canzoni che nel titolo recano il nome di un mese, e September di David Sylvian è forse la mia preferita. Pochi accordi di piano che sembrano tradurre quasi il movimento delle prime foglie che cadono dagli alberi, come fosse un preludio all’autunno. E la calda voce di Sylvian che recita dei versi dai chiari tratti impressionistici, in quella che è una vera e propria poesia musicata:

The sun shines high above
The sounds of laughter
The birds swoop down upon
The crosses of old grey churches
We say that we’re in love
While secretly wishing for rain
Sipping coke and playing games
September’s here again
September’s here again


Videoteque: Small Metal Gods – David Sylvian

28/08/2009

In attesa di Manafon in uscita il 14 settembre, Sylvian ci regala un’anteprima del disco, Small Metal Gods, in cui la sua splendida voce è la protagonosta assoluta, su uno sfondo in cui gli accordi di chitarra acustica risuonano liberamente, fuori da qualsiasi schema melodico. Splendido anche il video della canzone, diretto dall’artista giapponese Hiraki Sawa, che crea qualcosa di più che un semplice accompagnamento per immagini.

Per una preview di Manafon, clicca qui.

Segnalazioni: Manafon, il nuovo album di David Sylvian

28/07/2009

Il 14 settembre uscirà il nuovo album di David Sylvian, intitolato Manafon. A quanto pare sarà un lavoro molto sperimentale, sull’onda dell’ultimo, Blemish.
Questa la press release ufficiale (tratta dal sito davidsylvian.it):

David Sylvian è un caso a parte. In trent’anni di carriera, che attraversano il movimento New Romatic, l’ambient ed il progressive rock, e un pop maturo ed esoterico, Sylvian ha sperimentato stili popolari e li ha piegati alla sua personale visione. Ma dal 2000 si è manifestata la parte più estrema del suo lavoro. Se Blemish ha fatto trasalire i fan di vecchia data con il suo rigore emotivo, Sylvian ha fatto il passo successivo con Manafon – un lavoro di sfumata e severa musicalità che è, al contempo, intrigante, pieno di suspense, ed orribilmente bello.
Su Manafon, Sylvian insegue “un genere di musica da camera totalmente moderno. Intimo, dinamico, emotivo, democratico, minimale”. Registrato a
Londra, Vienna e Tokyo, Sylvian ha radunato i migliori improvvisatori ed innovatori del mondo, artisti che esplorano la free improvisation, esecuzioni che hanno uno spazio specifico, elettronica dal vivo. Da Evan Parker e Keith Rowe, a Fennesz e membri del Polwechsel, da Sachiko M a Otomo Yoshihide, i musicisti forniscono sia lo sfondo che il contrappeso alle sue esecuzioni vocali – che, ad eccezione di una strumentale, sono nude al centro del pezzo.
La voce di Sylvian non è mai stata così dominante o così forte, ed il suo risonante tono tenorile ed il vibrato deliberato affascinano l’ascoltatore fin dall’inizio di “Small Metal Gods”. La sua preminenza potrebbe apparire egotistica, se non fosse che ogni performance è un esercizio di auto-esposizione e lo studio di ogni personaggio è scritto in terza persona, per permettere il massimo distacco.
“E’ come il monologo di un uomo, per cui ogni cambiamento di luce e sfondo è cruciale per essere portati alla performance centrale. È un lavoro di insieme, anche se c’è una performance centrale”. Sebbene i brani siano tutti ballate, il romanticismo è escluso, e nessuna percussione fornisce un ritmo. Tutta la melodia ed il ritmo poggiano sulla voce. A parte sovra incisioni di chitarra acustica o l’oscurità di John Tilbury, o le frasi al piano di Feldman, Sylvian migliora ma non riconfigura le improvvisazioni, dandosi giusto lo scheletro delle canzone come guida. (more…)

25 dischi

02/04/2009

collage-25-dischi

(In ascolto: Beyond here lies nothin’ – Bob Dylan)

Qualche giorno fa mi è stato chiesto di fare una di quelle classifiche in cui scegliere i propri dischi preferiti. E, da buon appassionato di Top 5 in stile Alta Fedeltà, ho pensato bene di farla. Anche perchè di solito si fa una Top ten, poi stop. Invece, 25, è un numero strano, quindi vada per questa classifica. Anche perchè, scambiarsi i dischi della propria vita, è il modo più veloce presentarsi. Andrebbero stampati sulla carta d’identità, cazzo.

Blonde on Blonde – Bob Dylan (1966)

Songs of Leonard Cohen – Leonard Cohen (1967)

Another Green World – Brian Eno (1975)

Wish You Were Here – Pink Floyd (1975)

You Must Believe in Spring – Bill Evans (1977)

Closer – Joy Division (1980)

Pornography – The Cure (1982)

Secrets of the Beehive – David Sylvian (1987)

(more…)


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