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In lettura: Fame – Knut Hamsun

19/08/2009

(In ascolto:  Town With No Cheer – Tom Waits)

Mi è piaciuto molto. Però non mi ha sconvolto, ecco. Non sono riuscito ad entrare in empatia con il protagonista, incredibilmente nevrastenico. Nelle prime due parti l’altenarsi di collera (in questi casi mi ha ricordato Bardamu e il Voyage) e misericordia mi ha un po’ spiazzato, a volte anche infastidito. Le ultime due parti, la quarta in particolare mi hanno appassionato di più.
Vi ho scorto all’interno, molte opere di altri autori, segno che l’opera è stata seminale. In particolare mi ha ricordato Le Notti Bianche, con un sentimento però molto più novecentesco, nonostante sia del 1890. (va detto però che rispetto a Le Notti Bianche, mi è piaciuto molto di più). In un certo senso è una di quelle opere che segna la fine della grande stagione romantica a fa da preludio al ‘900. Sono espressi cioè sentimenti e condizione di stare al mondo tipicamente novecentesca, con un linguaggio però ancora, in qualche modo, romantico. Le pagine successive al primo bacio con Ylalij, in particolare nella scena in cui a letto lui protende le braccia come per afferarla nel sogno mi hanno riportato indietro ad una pagina molto simile del Werther.
Oltre a Cèline per i motivi che ho detto prima, mi ha ricordato infine anche qualcosa di Martin Eden. Però trovo che Jack London abbia sviluppato in maniera più completa non solo la polemica sociale, ma anche quella del giovane emarginato che cerca di riscattarsi tramite la scrittura.

Approfondimenti: Lankelot.


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