Posts Tagged ‘inedito’

31 luglio 2013, Rue de Paradis (Lasciando tutto, di nuovo).

01/08/2013

Gruccette disadorne

nell’armadio di nuovo svuotato,

testimonianze, reperti,

forme umane disossate.

Trasumanare è anche questo

indolore e ripetuto morire

del cuore che dice addio

e parte disancorando.

2013-08-01 21.08.19

 

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Rubriche telefoniche

01/09/2012

I nomi

I cognomi

Gli indirizzi depennati

Stagioni, anni passati

(chi era questo

chi quest’altro)

La conta dei morti

Apocalissi private.

Duchamp

01/07/2012

Una gruccia

nell’armadio

la mia giacca

un tuo foulard

posto per errore

o per economizzare gli spazi

o chissà cos’altro.

 

Ready-made

24/06/2012

Una raccomandata della compagnia telefonica

mi informava della sopravvenuta cessazione

dell’erogazione del servizio “Insieme”

causa inadempimento delle norme contrattuali

stipulate nel maggio duemiladieci.

Sant’Eligio

31/03/2012

Ai piedi di Sant’Eligio

la bottega dell’orologiaio

era un’arca

di reperti archeologici

custode.

 

In via Marina

cartelloni pubblicitari

ergono rovine

nel cielo spoglio di tegole

e auspìci.

Autoritratto n°4 (Esercizio)

29/02/2012

Tradussi la mia poesia

in una tavola apparecchiata

di oggetti e ciarpame

di un barlume di quotidiano

per meglio rendere l’ellissi

di ogni poetica rispettata:

la tua ecclissi

occorse.

L’esercizio divenne presto

esercizio di stile.

(I rimanti possono testimoniarlo:

sono un avanzo,

il rimanente di un tu

divenuto ahimè immanente).

Giovanni sta scrivendo… (Tristia)

19/02/2012

Avremmo potuto imparare

a scrivere migliori

lettere d’amore, certo,

ma la cattiva connessione

del Wi-Fi

mi costringe alla sintesi

e ad una non troppo articolata sintassi:

« Tornerai? ».

Quotidiennes (Jean Pellerin) – trad. it. di Giovanni di Benedetto

17/11/2011

Prima di pubblicare alcune nuove poesie che ho tradotto di Tristan Derème, vi propongo una poesia di un altro autore dell’ École fantaisiste, Jean Pellerin. Poesia dedicata per l’appunto a Derème.

Quotidiennes

À Tristan Derème

C’est vrai, j’aurais pu devenir

Fabricant d’élégies…

Je ne sais que me souvenir

De notoires orgies.

Mais je veux écrire – à Paris,

Un roman exotique.

– ? – Certes, vous aurez des houris

Dansant sous le portique!

Je peindrai l’eau, le ciel, le port

Et le désert « immense »

À l’heure grise où l’on commence

À crier Paris-Sport.

*

Quotidiane

A Tristan Derème

È vero, sarei potuto diventare

un fabbricante di elegie…

So soltanto ricordarmi

di orge note.

Ma voglio scrivere – a Parigi,

un romanzo esotico.

– ? – Certamente, avreste delle Uri*

danzanti sotto i portici!

Dipingerò l’acqua, il cielo, il porto

e il deserto « immenso »

nell’ora grigia dove si comincia

ad urlare Paris-Sport.

* Creature celesti che, secondo il Corano, saranno nel Paradiso le compagne dei musulmani fedeli.

(traduzione di Giovanni di Benedetto)

***

Leggi le  traduzioni tratte da La verdure dorée di Tristan Derème:

XII (Tu parus. Mais le doigts posés sur le loquet)

XIV (“Celui qui partira loin de la ville“)

XV (“Quand tu m’auras quitté”)

Souvenir (Toulouse)

31/10/2011

I pellegrini americani

sedevano ai tavolini fuxia

del fast-food turco

di Place St. Sernin.

Nelle loro foto ricordo

saresti apparsa

come un souvenir desueto.

Non l’avrebbero mai compreso.

Nelle guide turistiche

la storia dell’architettura

è soltanto un pretesto.

(La formule du midi

era però effettivamente vantaggiosa:

comprendeva anche il dessert).

“Celui qui partira loin de la ville” (Tristan Derème) – trad. it. di Giovanni di Benedetto.

05/09/2011

XIV

 

Celui qui partira loin de la ville, qu’il le

veuille ou non, pleurera ton visage tranquille,

ta grâce et la beauté de tes cheveux flottants.

Et les roses et les guirlandes du printemps

qui fleurirent ton front de leur délicatesse

se faneront devant ses yeux et sa tristesse.

Mais au bord de la nuit calme, sur le chemin

il songera qu’un soir tu lui donnas ta main,

qu’il a baisé tes doigts dans l’ombre coutumière

d’un automne, et son cœur sera plein de lumière.

 

*

XIV

 

Colui che partirà lontano dalla città,

che lo voglia o meno, piangerà il tuo viso calmo,

la tua grazia e la bellezza dei tuoi capelli fluttuanti.

E le rose e le ghirlande della primavera

che infiorarono la tua fronte della loro delicatezza

appassiranno davanti i suoi occhi e la sua tristezza.

Ma al confine della notte calma, lungo il cammino

penserà che una sera gli desti la mano,

ch’egli baciò le tue dita nell’ombra abituale

di un autunno, e il suo cuore sarà pieno di luce.

 

(traduzione di Giovanni di Benedetto)

*

Leggi le precedenti traduzioni tratte da La verdure dorée di Tristan Derème:

XII (Tu parus. Mais le doigts posés sur le loquet)

XV (“Quand tu m’auras quitté”)


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