Posts Tagged ‘musica’

Videoteque: Padam – Benjamin Biolay

30/07/2011

un film de

M/M (Paris)

avec
Micha Lescot le Rôle Principal
Marc Chouarain .le Pianiste
Thomas Coeuriot Le Guitariste
Félix Sabal-LeccoLe Batteur

Padam è tratta dall’album di Biolay, La superbe (2009)

 

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Montag #4: There Goes the Fear – The Doves

18/06/2011

Montag bannerCanzone: There Goes the Fear

Artista: The Doves

Album: The Last Broadcst

Anno: 2002



Montag #3: Everyday – Yo la Tengo

03/06/2011

Montag bannerCanzone: Everyday

Artista: Yo la Tengo

Album: And Then Nothing Turned Itself Inside Out

Anno: 2000



Videoteque: Balla balla ballerino (Lucio Dalla) – Sandy Muller

28/04/2011

Una splendida versione bossa-nova di Balla balla ballerino di Lucio Dalla eseguita da Sandy Muller.

Nano #1: The National

18/06/2010

Dal mese scorso mi occupo di una rubrica musicale sul magazine Nano dedicata alle band più significative degli Anni Zero. Questo mese protagonisti sono i The National.

***

(Pubblicato su Nano, giugno/luglio 2010)

Sono in uscita con un nuovo album, High Violet, che, lo diciamo subito, non è all’altezza delle aspettative. Sto parlando dei The National, una band che aveva portato in quella monotona macchina che è l’indie-rock degli anni Zero, una prospettiva più cantautoriale capace di unire le ritmiche post-punk con l’esistenzialismo orchestrale da camera di una band troppo spesso dimenticata quale i Tindersticks. Partiti in sordina nel 2001, due anni dopo danno alle stampe un album che già nel titolo reca il proprio manifesto poetico, Sad songs for dirty lovers. Ma è nel 2007, con Boxer, che raggiungono il loro vertice qualitativo. Un album che può considerarsi come l’opera più matura di tutta la corrente new-wave di fine decennio, che mette da parte dancefloor e lustrini (sì, sto pensando ai Franz Ferdinand, e sì, mi sto riferendo a te, ragazzo/a con All Star ai piedi e Wayfarer sul volto) in favore di un’estetica crepuscolare e metropolitana in cui l’alternanza tra piani e forti è debitrice della lezione di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds. Per qualcuno niente di nuovo, sono le solite canzoni tristi. Ma lo stesso dicasi di noi, i soliti amanti sporchi.

Giovanni di Benedetto

Report #3: 27.03.10 – The Mantra ATSMM live at PompeiLab (Pompei, NA)

02/04/2010

[Scena 1]

Interno. Backstage.

Un chitarrista. Un batterista. Un altro chitarrista. Anzi, diciamo meglio: una chitarrista che è pure la cantante. E un bassista. Poi, ancora: due donne e due uomini. Le due donne sono le fidanzate di due degli uomini protagonisti della scena, ma non dei due presentati qualche parola fa. Ora, poiché la didascalia recita “Interno. Backstage”, il tutto, sembra essere il preludio a un racconto di una di quelle situazioni sesso-droga-rock-n-roll di cui le biografie delle band sono piene e le riviste del tipo questa-è-cultura-pop-ergo-la-leggo-sulla-tazza-del-cesso-poiché-anche-la-tazza-del-cesso-è-arte-lo-dice-anche-Duchamp (Rolling Stone) vi hanno costruito l’intera propria esistenza. Ma, questo non è Rolling Stone, io non sono Lester Bangs e i Mantra non sono i Led Zeppelin. Dunque, fanculo al R’n’R, fanculo a Rolling Stone, e torniamo alla scena: il backstage del PompeiLab è una stanza dalle dimensioni piuttosto grandi, arredata con alcuni quadri e fotografie di artisti locali. Al centro della stanza: un tavolo. Sopra al tavolo: cibo. Molto cibo. E vino. Due bottiglie di vino. Rosso. La tovaglia a quadri rossi e bianchi per qualche istante mi riporta con la mente alle sagre di paese, quelle con le lunghe tavolate in comune e su cui ci si siede sulle panche di legno. E mentre sorseggio un bicchiere di vino assaporando la mia rêverie proustiana, vengo riportato alla realtà da un improvviso schiamazzo sorto quasi in contemporanea con il mio momentaneo assentarmi dovuto dalla rêverie, dalla tovaglia a quadri rossi e bianchi ecc. ecc. Lo sguardo cerca dunque di capire il motivo dell’improvviso panico, e nel suo incerto scrutare incontra una delle bottiglie di vino. Ne delineo il profilo, e risalendo fino al manico, incontro con lo sguardo delle mani. Mani che non sono nella posizione di coglierla per poi versarne il contenuto a qualcuno, piuttosto, mani aggrovigliate che cercano di tamponare la nervosa fuoriuscita del vino. Vino che si riversa tutto attorno. E per  tutto attorno, intendo lo spazio fisico occupato da uno dei protagonisti della scena. In particolare sulla camicia di uno dei protagonisti, che, in virtù di quest’ultimo episodio, sarebbe ora più opportuno indicare come “Il Protagonista”. Ed è a questo punto che l’articolo di Rolling Stone avrebbe inizio. Dunque: fine.

[Scena 2] (more…)

Recensioni: Merci-Cucù – El Ghor + Intervista con la band.

04/03/2010

Pubblicato su Lankelot, Marzo 2010.

Urge sfatare un luogo comune instaurato dalle multinazionali dell’industria cosmetica: la lingua francese non è quella cosa tanto femminea e patinata che si sente nei vari spot televisivi; e, spiace dirlo, non è neanche quel cumulo di sospiri e note sibilate che Serge Gainsbourg e Jane Birkin hanno consegnato alla storia con un pezzo come Je t’aime moi non plus. In realtà, il francese, è una lingua dai suoni crudi, che poco spazio lascia all’armonia delle vocali. È una lingua decisamente chiaroscurale, che sui contrasti tra suoni nasali e aspirati e asprezze consonantiche fonda tutto il suo autentico fascino. Ed è per questo motivo che urge sfatare un secondo luogo comune: quello che vuole per l’appunto il francese una lingua incapace ad adattarsi ai canoni e alle forme della musica rock La ribalta internazionale di alcuni artisti d’oltrape come Noir Dèsir e Yann Tiersen, e prima ancora i Mano Negra, nonché un fenomeno musicale così particolare come i canadesi Arcade Fire – i cui testi sono anche in francese –  hanno contribuito a gettare luce su di una realtà musicale, prima nota unicamente per la propria tradizione cantautoriale. (more…)

Report #2: 28.02.10 – The Mantra ATSMM live at Doria 83 (Na)

02/03/2010

Da sinistra: Adriana Salomone, Maurizio Oliviero, Salvio Sibillo, Davide "Hope" Famularo. Anteprima del video Septembers, diretto da Anton Octavian. (Per gentile concessione di RareNoiseRecords).

Vomero. Verrebbe da dire provincia di Napoli, invece di Napoli si tratta. Una serie di strade una uguale all’altra, senza alcuna possibilità di distinzione. Il ritratto dell’impersonalità urbana. Viene spontaneo tracciare un parallelismo con lo stile di un impiegato della Tecnocasa. Certo, c’è la Fnac, c’è Zara e qualche altro tempio dello shopping dal nome improbabile. Poca roba insomma. Una riproduzione kitsch in scala 1:100 dei boulevard parigini. Per fortuna i ragazzi del Doria 83 sanno distinguersi. Un po’ come il Castel Sant’Elmo, il locale di Via Doria rappresenta insieme agli storici locali del centro storico, uno dei fortini della scena musicale napoletana.

Dopo la serata in acustico al Mamamu, per i Mantra è nuovamente tempo di lucidare le chitarre elettriche e alzare il volume degli amplificatori. Ed è Davide quello che prende più alla lettera la questione. I primi tre-quattro pezzi della serata, infatti, nonostante gli accorgimenti in corso d’opera al banco mixer di Michele De Finis (mente de Il Vortice), soffrono di un cattivo setting dei vari strumenti, ed in particolare del basso, più volte in distorsione. Nonostante i problemi tecnici, il pubblico presente non manca comunque di manifestare il proprio apprezzamento. La leggera tensione che circola tra i ragazzi sul palco, riesce a trasformarsi in intensità, con un live più violento del solito e che non a caso raggiunge il suo meglio durante The Fog, le cui dilatazioni e distorsioni rimbalzano sui muri e sui volti intorno. E non è un caso neanche il fatto che i maggiori applausi della serata sono riservati ad una delle canzoni del set acustico, Clouds, la cui atmosfera intima e rarefatta colma i vuoti che separano le persone della platea.

Giovanni di Benedetto.

Report #1: 19.02.10 – The Mantra ATSMM live at Mamamu (Na)

27/02/2010



Pioggia. Pioggia continua e senza intermittenze. Strade bagnate e odore di strade bagnate. Potrebbe essere l’incipit di una descrizione alquanto scadente e approssimativa di uno sguardo rapito su di uno scorcio di inverno londinese. Invece è la semplice situazione atmosferica di una serata in una Napoli abbandonata dal sole. Ma poiché siamo dei sentimentali individui metropolitani, la cosa non dispiace più di tanto. Il tutto sembra accordarsi meglio alla disposizione d’animo che ci attende di lì a qualche ora.

Dopo alcune date di rodaggio, questa sera al Mamamu la band presenta per la prima volta le canzoni dell’album di imminente uscita, Defeated Songs, nella loro veste acustica. Ed il locale di Via Sedile di Porto sembra essere il luogo migliore per questo esordio vista l’intimità che il suo spazio riesce ad offrire.

Il soundcheck non presenta particolari problemi ed è anzi l’occasione per abbozzare nuove idee. Una versione inedita e completamente riarrangiata di uno dei brani di punta di Defeated Songs, Blanca, prende forma e con molta probabilità sarà presentata in uno dei prossimi live.

Per le 23, orario in cui è previsto l’inizio del concerto, la sala è ormai piena. Tuttavia raggiungerà la massima capienza soltanto dopo il primo pezzo. L’inizio del live è affidato ad Inner Season che spogliata di tutto il suo impeto elettrico, acquista degli inediti tratti di psichedelica ipnosi, riuscendo a catturare velocemente l’attenzione di tutto il pubblico presente. La voce di Adriana è particolarmente in forma, è la veste acustica della serata riesce a restituire alla sua voce le sfumature più calde del suo timbro, sempre in sospeso tra intensità e fragili vocalizzi. Uno dei brani che riscuote maggior apprezzamento è Helder Pedro Moreira, canzone di apertura dell’ep uscito lo scorso dicembre, Rooms. Smorzata del tutto del suo crescendo post-rock, la canzone prende una forma del tutto nuova, nella quale l’intreccio delle chitarre di Maurizio e Adriana costruiscono una trama dalle tinte chiaroscurali che riesce a mantenere intatta tutta l’intensità della versione originale.

Giovanni di Benedetto.

Segnalazioni: Rien n’est parfait, il nuovo video degli El Ghor

30/01/2010

Venerdì 5 Febbraio al JahBless Music Hall di Torre del Greco, uno dei locali storici della scena musicale indipendente napoletana, gli El-Ghor presenteranno in anteprima il videoclip di “Rien n’est parfait”, nuovo singolo dall’acclamato secondo album “Merci Cucù” (2009, Seahorse Recordings), uscito lo scorso febbraio e che ancora continua a ricevere consensi. Frutto di un audace e originale meltin’ pot musicale che unisce con un unico fil rouge, la new-wave inglese e le atmosfere cantautoriali d’oltrape, la band napoletana ha presentato sin dal disco d’esordio del 2004, “Dada Danzè”, un’attenzione particolare per l’aspetto visuale della loro musica, producendo una serie di videoclip finalisti di alcune importanti rassegne come “O’curt” e il “Premio Videoclip Italiano” e in rotazione su emittenti nazionali come All Music.

Diretto da Andrea Ferrarello con la collaborazione di Mauro Loffredo, il videoclip di “Rien n’est parfait” è stato girato interamente a Bologna, uno dei centri principali della cinematografia indipendente nostrana, sancendo così ulteriormente il legame tra la musica della band e la settima arte. Il risultato è una riflessione ironica sul concetto di perfezione, un calembour di equivoci ed un estetica che sorride all’eleganza, al rock e al nonsense.

Dopo la proiezione del video, il live set della band sarà l’occasione di apprezzare in una veste più viscerale ma non meno emozionante le canzoni di “Merci Cucù”.


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