Posts Tagged ‘novecento’

Quotidiennes (Jean Pellerin) – trad. it. di Giovanni di Benedetto

17/11/2011

Prima di pubblicare alcune nuove poesie che ho tradotto di Tristan Derème, vi propongo una poesia di un altro autore dell’ École fantaisiste, Jean Pellerin. Poesia dedicata per l’appunto a Derème.

Quotidiennes

À Tristan Derème

C’est vrai, j’aurais pu devenir

Fabricant d’élégies…

Je ne sais que me souvenir

De notoires orgies.

Mais je veux écrire – à Paris,

Un roman exotique.

– ? – Certes, vous aurez des houris

Dansant sous le portique!

Je peindrai l’eau, le ciel, le port

Et le désert « immense »

À l’heure grise où l’on commence

À crier Paris-Sport.

*

Quotidiane

A Tristan Derème

È vero, sarei potuto diventare

un fabbricante di elegie…

So soltanto ricordarmi

di orge note.

Ma voglio scrivere – a Parigi,

un romanzo esotico.

– ? – Certamente, avreste delle Uri*

danzanti sotto i portici!

Dipingerò l’acqua, il cielo, il porto

e il deserto « immenso »

nell’ora grigia dove si comincia

ad urlare Paris-Sport.

* Creature celesti che, secondo il Corano, saranno nel Paradiso le compagne dei musulmani fedeli.

(traduzione di Giovanni di Benedetto)

***

Leggi le  traduzioni tratte da La verdure dorée di Tristan Derème:

XII (Tu parus. Mais le doigts posés sur le loquet)

XIV (“Celui qui partira loin de la ville“)

XV (“Quand tu m’auras quitté”)

Annunci

“Celui qui partira loin de la ville” (Tristan Derème) – trad. it. di Giovanni di Benedetto.

05/09/2011

XIV

 

Celui qui partira loin de la ville, qu’il le

veuille ou non, pleurera ton visage tranquille,

ta grâce et la beauté de tes cheveux flottants.

Et les roses et les guirlandes du printemps

qui fleurirent ton front de leur délicatesse

se faneront devant ses yeux et sa tristesse.

Mais au bord de la nuit calme, sur le chemin

il songera qu’un soir tu lui donnas ta main,

qu’il a baisé tes doigts dans l’ombre coutumière

d’un automne, et son cœur sera plein de lumière.

 

*

XIV

 

Colui che partirà lontano dalla città,

che lo voglia o meno, piangerà il tuo viso calmo,

la tua grazia e la bellezza dei tuoi capelli fluttuanti.

E le rose e le ghirlande della primavera

che infiorarono la tua fronte della loro delicatezza

appassiranno davanti i suoi occhi e la sua tristezza.

Ma al confine della notte calma, lungo il cammino

penserà che una sera gli desti la mano,

ch’egli baciò le tue dita nell’ombra abituale

di un autunno, e il suo cuore sarà pieno di luce.

 

(traduzione di Giovanni di Benedetto)

*

Leggi le precedenti traduzioni tratte da La verdure dorée di Tristan Derème:

XII (Tu parus. Mais le doigts posés sur le loquet)

XV (“Quand tu m’auras quitté”)

“Tu parus. Mais le doigts posés sur le loquet” (Tristan Derème) – trad. it. di Giovanni di Benedetto.

03/09/2011

XII

Tu parus. Mais les doigts posés sur le loquet,

Tu t’arrêtas avec un air interloqué.

Puis devant les papiers qui encombraient la table,

Tu dis. « Cette maison devient inhabitable ! »

Et ton sautoir frémit dans ses cent trois maillons.

Voici bientôt deux mois que nous nous chamaillons,

Voici deux mois bientôt que je t’ai rencontrée

Et que je sais ton goût natif pour l’eau sucrée,

Les pommes vertes, les promenades, les sous-

Bois en octobre et les romans à quatre sous.

Tu grondes, mais je sens, dans nos pires querelles,

Quand bondissent les mots comme des sauterelles,

Que tu n’es que tendresse et qu’au fond tu souris

En ton cœur plus léger qu’une dent de souris.

 *

XII

Apparisti. Con le dita posate sulla serratura,

ti fermasti con un’aria interloquita.

Poi davanti ai fogli che ingombravano il tavolo,

dicesti: « Questa casa diventa inabitabile! ».

E la tua sautoir fremette nelle sue centotré perle.

Sono quasi due mesi che ci accapigliamo,

sono due mesi quasi che ti ho incontrata

e che conosco il tuo gusto indigeno per l’acqua zuccherata,

le mele verdi, le passeggiate, i sottoboschi

in ottobre e i romanzi da quattro soldi.

Rimproveri, ma io sento, nei nostri litigi peggiori,

quando le parole saltano come cavallette,

che tu non sei altro che tenerezza e che nell’animo sorridi

nel tuo cuore più leggero di un dente di topo.

(traduzione di Giovanni di Benedetto)

*

Leggi le precedenti traduzioni tratte da La verdure dorée di Tristan Derème:

XV (“Quand tu m’auras quitté”)

“Quand tu m’auras quitté” (Tristan Derème) – trad. it. di Giovanni di Benedetto.

06/08/2011

Qualche settimana fa sfogliavo la bella edizione Mondadori di Satura commentata da Riccardo Castellana, con saggi di Franco Fortini e Romano Luperini; nel commento introduttivo a Xenia, Castellana citava come precedente alla poetica degli Xenia un autore francese, Tristan Derème (1889-1941), ed in particolare una sua raccolta poetica del 1922, La verdure dorée. Deréme è un autore praticamente inedito in Italia (Castellana riporta che è presente in un’antologia degli anni ’20 recensita tra l’altro dallo stesso Montale), e così, non avendo trovato nulla di significativo né in biblioteca né su internet, ho pensato di cimentarmi nella traduzione di alcune sue poesie. Oggi pubblico la prima, la XV di La verdure dorèe. Gli stralci di vita quotidiana, il discorso rivolto senza alcun tramite alla propria donna ed una certa ironia amara hanno effettivamente più di un punto in comune con il Montale degli Xenia:

XV

Quand tu m’auras quitté (ne lève pas les bras),

Quand tu m’auras quitté, car tu me quitteras,

Je n’irai plus chercher d’œillets chez la fleuriste.

Je demeurerai seul avec mon rêve triste.

Et je dirai : « Voilà la chambre où tu te plus,

Et voici le miroir qui ne te verra plus,

La table d’acajou, le canapé, le pouf, le

Tabouret où le soir tu posais ta pantoufle.

Ô golfe calme, où le bonheur était ancré !… »

Et quelquefois amèrement je sourirai,

En feuilletant mon vieux Racine aux coins de cuivre,

Des pantins que tu fis dans les marges du livre.

*

XV

Quando mi avrai lasciato (non alzare le braccia),

quando mi avrai lasciato, perché mi lascerai,

non andrò più in cerca di garofani dai fiorai.

Abiterò solo col mio sogno triste.

E dirò: << Ecco la camera che amasti,

ed ecco lo specchio che non ti vedrà più,

il tavolo di mogano, il divano, il pouf,

lo sgabello dove la sera posavi la pantofola.

Oh golfo tranquillo, dove la felicità era ancorata!… >>.

E qualche volta amaramente sorriderò

sfogliando il mio vecchio Racine dalle punte in rame

dei pupazzetti che disegnasti ai margini del volume.

(traduzione di Giovanni di Benedetto. Si ringrazia Ornella Tajani per i preziosi consigli)

Casa occupata (Fittasi)

10/07/2011

La casa è sfitta

ma di te ancora

adorna.

(Le case ammobiliate

si vendono meglio).

 

Con me

porto solo l’elenco telefonico;

ha ancora il cellofan.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: