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“Quand tu m’auras quitté” (Tristan Derème) – trad. it. di Giovanni di Benedetto.

06/08/2011

Qualche settimana fa sfogliavo la bella edizione Mondadori di Satura commentata da Riccardo Castellana, con saggi di Franco Fortini e Romano Luperini; nel commento introduttivo a Xenia, Castellana citava come precedente alla poetica degli Xenia un autore francese, Tristan Derème (1889-1941), ed in particolare una sua raccolta poetica del 1922, La verdure dorée. Deréme è un autore praticamente inedito in Italia (Castellana riporta che è presente in un’antologia degli anni ’20 recensita tra l’altro dallo stesso Montale), e così, non avendo trovato nulla di significativo né in biblioteca né su internet, ho pensato di cimentarmi nella traduzione di alcune sue poesie. Oggi pubblico la prima, la XV di La verdure dorèe. Gli stralci di vita quotidiana, il discorso rivolto senza alcun tramite alla propria donna ed una certa ironia amara hanno effettivamente più di un punto in comune con il Montale degli Xenia:

XV

Quand tu m’auras quitté (ne lève pas les bras),

Quand tu m’auras quitté, car tu me quitteras,

Je n’irai plus chercher d’œillets chez la fleuriste.

Je demeurerai seul avec mon rêve triste.

Et je dirai : « Voilà la chambre où tu te plus,

Et voici le miroir qui ne te verra plus,

La table d’acajou, le canapé, le pouf, le

Tabouret où le soir tu posais ta pantoufle.

Ô golfe calme, où le bonheur était ancré !… »

Et quelquefois amèrement je sourirai,

En feuilletant mon vieux Racine aux coins de cuivre,

Des pantins que tu fis dans les marges du livre.

*

XV

Quando mi avrai lasciato (non alzare le braccia),

quando mi avrai lasciato, perché mi lascerai,

non andrò più in cerca di garofani dai fiorai.

Abiterò solo col mio sogno triste.

E dirò: << Ecco la camera che amasti,

ed ecco lo specchio che non ti vedrà più,

il tavolo di mogano, il divano, il pouf,

lo sgabello dove la sera posavi la pantofola.

Oh golfo tranquillo, dove la felicità era ancorata!… >>.

E qualche volta amaramente sorriderò

sfogliando il mio vecchio Racine dalle punte in rame

dei pupazzetti che disegnasti ai margini del volume.

(traduzione di Giovanni di Benedetto. Si ringrazia Ornella Tajani per i preziosi consigli)


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