Posts Tagged ‘racconto inedito’

Una pagina del diario intimo di Arturo Benedetti

26/03/2012

Almanacco (Je rêve)

E poi un giorno. E poi un giorno succede. Succede che a volte la vita sfibra inerte le fibre nervose ripiegate nell’amara abitudine amata. Sto bene oggi, grazie anch’io grazie a dio ecco il resto o poco più. Oggi ho venticinque anni ieri erano ventiquattro, ecco il resto o poco più. Un anno è passato. (Quanto oltre ancora accorato rimanere ancorato a quest’ancora imprecisato ed esitante tra l’esclamativa l’interrogativa e il sintagma nominale. Una maglia di reti intrappolata in te nonostante te la cui presenza negli interstizi sfibrati della mia memoria soleva ripiegarsi mescolandosi con quant’altro trovava. E non trovava che te e il resto il resto poco più o almeno qualcosa di meno di quel più che contava e che non eri che tu, sempre tu la stessa il cui amore i miei nervi sfioriva per quel più cui sempre si accompagnava. E la profonda vergogna nel dire amore ogni qual volta dicevo amore ancora anzi più che mai ora non m’abbandona poiché ora risuona come parola scritta letta morta e tutto il resto di quello che ho cercato di evitare per te l’unica che non attraversava la mia mente macchiata d’inchiostro o di toner. Come dirti quand’eri abitudine dei gesti le mani sporche dei granelli di caffè comprato a pochi euro al discount il cui consueto riapparire sulle mie mani la mattina alle sette faceva allentare al mondo la sua presa allontanandone del reale la pretesa mentre tu dormivi. Ti vedo, la sveglia ha suonato ma per me soltanto cui il tempo è una griglia di lancette e ticchettii in cui il rincorrersi se è gioco è scacco scacco matto tic toc. Il clic dell’interruttore della luce quando la sera torniamo a casa. Il mazzo di chiavi. I piatti sporchi. Il drin del microonde il piatto è pronto i bicchieri la tavola imbandita. Le sedie di panni vestiti. La scala a chiocciola il quinto piano gli affanni e i sorrisi le chiavi il clic dell’interruttore della luce quando la sera torniamo a casa. Il caffè è pronto. Ma tu dormi. Dormi dormi ancora. Un anno è passato. Ma per te cui il tempo non esiste c’est moi que rêve).

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Quaderno parigino/2: Porte Saint-Denis, X arrondissement

01/12/2011

Quaderno parigino/2: Porte Saint-Denis, X arrondissement

(Articolo pubblicato su Manifesto Europa)

« Un uomo che sa riflettere a Parigi non ha bisogno di uscire dalla cinta muraria per conoscere gli uomini che vivono ad altre latitudini. Può giungere all’intera conoscenza del genere umano studiando gli individui che formicolano in questa immensa capitale »

(L. S. Mercier, Tableau de Paris)

 Muovendosi lungo la trama di strade e boulevards, impasses e passages del X arrondissement si ha viva l’impressione di demarcare la soglia dell’espace litteraire. Allo specchio di Alice si sostituiscono le grandi vetrate della Gare de l’Est, grande snodo ferroviario che collega Parigi con le città dell’est della Francia ma il cui nome evoca i paesaggi esotici dell’oriente, le spezie dell’India e del Pakistan, le odalische, gli arazzi e tutto quell’immaginario che parte dalle pagine de Le mille e una notte e si arresta in un vagone letto dell’Orient-Express, il cui primo convoglio, destinazione Costantinopoli, partì proprio da qui il 4 ottobre 1883. Nel X arrondissement lo spazio letterario si confonde con quello urbano a partire, appunto, dalla toponomastica. Alle rêveries orientaleggianti della Gare de l’Est, il passeggiatore che vorrà raggiungere la Porte Saint-Denis, vedrà susseguirsi una dietro l’altra le fantasticherie suggerite da toponimi come Boulevard de Magenta – in cui l’eco della Storia lascia il posto al tratto cromatico della parola, incitato dalle insegne al neon che ad intermittenza illuminano i nomi dei cafès e delle brasseries all’ombra dell’Eglise St-Laurent -, Rue de la Fidélité e il suo prosieguo, Rue de Paradis che insieme sembrano comporre gli assi cartesiani di un feuilleton ottocentesco. E ancora, una serie di passages in cui – come se non bastasse il potere incantatore di questa singola parola che coordina tra i suoi fonemi una semantica spaziale e una semantica temporale – la fantasticheria si sposa ora con le metafore del Passage du Désir, ora con la fantasia à la Verne del Passage de l’Industrie, al cui nome fin de siécle da exposition universelle fa da pendant la sua architettura neopalladiana.

 (J’ai l’impression que peut m’arriver quelque chose qui en vaut la peine). (more…)

Quaderno parigino/1: perché Parigi

21/11/2011

Quaderno parigino/1: Perché Parigi.

(Articolo pubblicato su Manifesto Europa)

 

– En el fondo – dijo Gregorovius -, París es una enorme metáfora.

(J. Cortázar, Rayuela)

 

 Le biblioteche sono uno dei luoghi ideali dove mettere in pratica una deriva psicogeografica. Dunque, avendo bene in mente la lezione di Guy Debord, percorrevo i corridoi della biblioteca universitaria della Sorbonne Nouvelle senza una meta precisa, scegliendo man mano il percorso in base a ciò che vedevo intorno, lasciando il piano solcato dai miei passi al margine inferiore della vista e lasciandomi attrarre soltanto dai particolari architettonici dello spazio intorno: tipo di scaffalatura (in ferro), tipologia di illuminazione (neon / bianco), composizione materiale della soffittatura (pannelli di compensato / grigio), composizione materiale dei tavoli di studio (materiale plastico / bianco) ecc. In un punto imprecisato della deriva, quando la decostruzione dello spazio stava sortendo i primi benefici (non sfogliavo un libro; incominciavo a sfogliare una biblioteca, passando da una disciplina all’altra con pura soluzione di continuità), uno dei particolari – il dorso dorato di un libro in cui i caratteri tipografici in nero formavano la parola DANTE – mi collocò nuovamente nello spazio intorno con tutta la mia individualità: Giovanni di Benedetto, 24 anni, studente di lettere e filosofia, a Parigi per compiere ricerche bibliografiche per la tesi di laurea (argomento: Parigi come espace littéraire in quattro romanzi surrealisti). Di colpo lo scaffale della biblioteca perse il suo carattere generico e mi restituì ad una geografia ben precisa: LITTÉRATURE ITALIENNE.

Lasciai dunque i miei boriosi miraggi di astoricità a data da definirsi e iniziai a percorrere con la mano e con lo sguardo lo scaffale, a ritroso dalla Z alla A: (more…)

Grado zero: #4 (Poesia di Arturo Benedetti)

22/04/2011

Poverocristo

Poverocristo.

Ripeti ogni formula.

E mai una volta

renderla l’ultima.

Una volta è nessuna volta,

dicevi (leggesti).

Due volte è una volta in più una volta è nessuna volta.

E così di seguito,

alternando numeri pari a numeri dispari.

Poverocristo balbuziente.

Tanto affannarsi per

tanto affannarsi pur di

tanto affannarsi perché

La frase incompiuta

meglio ti esprime.

Poverocristo

che pur sempre ricorri alle parole

e se fossi capace,

ad una rima incatenata,

ABA BCB CDC e così di seguito.

E mai convincersi che

una primavera mai ha fatto una rondine.

E mai convincersi

che una rondine,

manco dovrebbe esistere

se non come un’abitudine

o una frase fatta.

Grado zero: #3 (Valore esistenziale del tempo per Arturo Benedetti. Esempio n°2: arrivare tardi ad un appuntamento (cum excerpto).

09/03/2011

Per esemplificare al meglio il valore esistenziale del tempo, Benedetti ricorre ad una situazione-tipo quale quella di arrivare tardi ad un appuntamento, proemio di ogni appuntamento mancato. Gran appassionato del melodramma Benedetti è invece restio alle propensioni melodrammatiche, ragion per cui la situazione presa in esame è radicata nella più spicciola quotidianità ed è presa a prestito da un libro di Julio Cortàzar, Rayuela. Il dialogo in questione secondo Benedetti riassume perfettamente tutte quelle situazioni in cui un incidente X non ci porta a compiere un’azione desiderata Y in quel determinato momento Z. Arrivare tardi ad un appuntamento è questo: non riuscire a coniugare Y con Z. Troppo spesso si trascura il valore di Z. Senza Z per Benedetti Y neanche esisterebbe. Patologicamente affetto dalla nozione di “momento perfetto” Benedetti ha sempre amato il personaggio di Anny de La nausea di Sartre. Benedetti, pensava, o avrebbe fatto la fine di Anny o quella di Horacio Oliveira. Chissà. Chissà.

 

– Sarebbe meglio che tornassi a casa, – disse Talita, guardando affaticata Traveler.

– Prima devi dare l’erba a Oliveira, – disse Traveler.

– Non è più il caso, – disse Oliveira. – Comunque, lanci pure il cartoccio, per me è lo stesso.

Talita guardò prima l’uno e poi l’altro e restò immbile.

– Quanto è difficile capirti, – disse Traveler. – Tanta fatica e adesso salta fuori che mate più mate meno, per te è lo stesso.

– Le lancette hanno camminato, figliuolo, – disse Oliveira. – Tu ti muovi nella continuità del tempo-spazio con la lentezza di un verme. Pensa solo a tutto ciò che è accaduto da quando ti sei deciso ad andare a prendere quel panama scalcagnato. Il ciclo del mate si chiuse senza essere consumato, e frattanto qui fece il suo ingresso trionfale la sempre fedele Gekrepten, armata di arredi culinari. Siamo in zona caffelatte, niente da fare.

– Che ragionamenti, – disse Traveler.

– Non sono ragionamenti, sono dimostrazioni squisitamente oggettive. Tu tendi a muoverti nel continuo, come dicono i fisici, mentre io sono estremamente sensibile alla discontinuità vertiginosa dell’esistenza. In questo attimo il caffelatte irrompe, s’insedia, domina, si diffonde, si ripete reiteratamente in centomila famiglie. I mate sono stati lavati, ritirati, aboliti. Una zona temporale del caffelatte ricopre questo settore del continente americano. Pensa a tutto quel che implica e apporta questo. Madri amorose che istruiscono i loro pargoli sulla dietetica lattea, riunioni infantili attorno al tavolo del tinello, sulla cui parte superiore tutto è sorrisi e in quella inferiore calci e pizzicotti. Dire caffelatte in questo momento significa mutazione, convergenza gentile verso la fine della giornata, estratto conto delle buone azioni, delle azioni del portatore, situazioni transitorie, incerti proemi a ciò che le sei del pomeriggio, ora terribile di chiave nelle porte e corse all’autobus, concretizzano brutalmente. A quest’ora quasi nessuno fa l’amore, è prima o dopo. A quest’ora si pensa alla doccia (ma la faremo alle cinque) e la gente comincia a rimuginare le possibilità della notte, voglio dire se andrà a vedere Paulina Singerman o Toco Tarantola (ma non sappiamo ancora, c’è ancora tempo). Che rapporto c’è fra tutto ciò e l’ora del mate? Non ti parlo del mate preso male, sovrapposto al caffelatte, ma di quello autentico che io volevo, all’ora giusta, nel momento di maggior freddo. E queste cose non mi par proprio che tu le capisca sufficientemente.

 

Racconto: Più pene che pane (Snuff movie)

05/03/2011

“Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”

(G. Debord, La società dello spettacolo)

In principio era il pene. Il pene comune. Il diletto del pene, il delitto del pene, il delitto e le pena, no la pena no quasi mai a meno che femminile di pene allora sì. La pena. Altrimenti il castigo, dunque il diletto del castigo, il delitto e castigo ecc. In ogni caso senza pene, alcun diletto. Excusez-moi mes amours. Mia cara maestrina dalla penna rossa non arrossire ti basta la penna di rosso non arrossire cagnetta, chiaro?, quando spieghi la lezione sul Beccaria. Giusto ricordarlo. Dei delitti e delle pene dal momento che in principio era il pene. Pene. pene pene pene pene pene pene pene pene pene pene pene pene pene pene pene pene. Vai col trenino, tutti in fila, segui il ritmo, yeah yeah yeah pene pene pene pene pene pe-ne pe-ne pe-ne pe-ne- p-e-n-e p-e-n-e p-e-n-e. Coriandoli, brindisi e champagne. Ottima annata. Magnifiche sorti e progressive. Pil + 0,000000002 %. E’ in rialzo. Anche il mio pene. Stai bene? Pene grazie. Ingerenza di un residuo di fonetica teutonica. Gott erhalte Franz, den Kaiser, unsern guten Kaiser Franz. Titoli di testa: Qualsiasi somiglianza tra il dittatore Hynkel e il barbiere ebreo è puramente casuale. Proposte: Benzino Napoloni, Bonito Napoloni, Paperon de’ Paperoni, Trimalchion de’ Trimalchioni. Vada per Trimalchion non fosse altro per non farci mancare libere associazioni mentali dovute alla fonetica. [suggerimento dello chef: minchion’, ibrido siculo-campano-romano con valenza di correlativo oggettivo]. Dunque: Trimalchion de’ Trimalchioni presidente eretto. Viva Trimalchion! Viva Trimalchion! Übermensch di IV livello. Darwin aveva ragione. Bellum omnium contra omnes (cit.). Cave canem, rito apotropaico dissimulato. Satiriasi. I psicologi sono preti con il camice non nero ma bianco: Patrick Carnes, Don’t call it love: enumerazione dei core beliefs: 1) “Io sono principalmente una persona cattiva e immeritevole”; 2) “Nessuno mi amerebbe per quello che sono”; 3) “I miei bisogni non saranno mai soddisfatti se devo dipendere dagli altri”; 4) “Il Sesso è il mio bisogno più importante”. Operiamo nel pieno rispetto della deontologia cartesiana, X ergo Y. Get up (get on up) Get up (get on up) Stay on the scene, (get on up), like a sex machine (get on up). Una fiction pulp: Ezechiele 16, 49: Ecco, questa fu l’iniquità di tua sorella Sodoma: lei e le sue figlie vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane e in una grande indolenza, ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero. Nell’abbondanza del pane? Non si parla di mano dopo? Mano, pene, abbondanza. Per forza. Bienhereux qui f…e qui boit (cit.). Prosit, rutto, scureggia. Ma che siamo in un film di De Sica ? Te lo meriti De Sica. Hai voluto la bicicletta e pedala. Ladro. Te lo meriti. Look at me, I’m happy. Don’t worry, be happy. Here I give you my phone number. When you worry, call me, I make you happy. Don’t worry, be happy. TCA. Amitriptilina. Clomipramina. Desipramina. Dotiepina. Imipramina. Nortriptilina. Con un sorso la pillola va giù, la pillola va giù, la pillola. Pillola rossa o pillola blu? Blue, sure. ‘Cause I was born to be blue (cit.). Mal di milza. Mal dei fiori. Et de longs corbillards, sans tambours ni musique, défilent lentement dans mon âme; l’Espoir, vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique, sur mon crâne incliné plante son drapeau noir. Io sono la decadenza alla fine dell’impero. Je suis la décadence à la fin de l’Empire. Denaro. Desiderio. Testosterone. Voilà le capitalisme! [La merce è prima di tutto un oggetto esterno, una cosa che per mezzo delle sue proprietà soddisfa bisogni umani di qualunque specie. La natura di tali bisogni, p. es. che derivino dallo stomaco o dalla fantasia, non fa alcuna differenza. Qui non si tratta neanche di come la cosa soddisfi il bisogno umano, se immediatamente, come mezzo di sussistenza, cioè come oggetto di piacere, oppure indirettamente, come mezzo di produzione]. Dio è morto. Nietzsche è morto. Debord è morto. Fittasi. 3 X 2. Pubblicità. Consigli per gli acquisti. Jingle-jangle. Sto per venire. Spengo la tv. Auferstanden aus Ruinen Und der Zukunft zugewandt. Nella tua storia un’altra storia c’è / la scriveremo noi con te. OFF.

Giovanni di Benedetto

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Grado zero: #2 (valore esistenziale del tempo per Arturo Benedetti. Esempio n°1: perdere un treno.

02/02/2011

L’orologio di Arturo Benedetti, un Omega Seamaster del 1967, porta cinque minuti avanti (un’ora e cinque minuti avanti considerando il meridiano di Greenwich). In questo modo, pensa Arturo Benedetti, si è sempre almeno cinque minuti in anticipo. In questo modo, pensa Arturo Benedetti, si evita la frustrazione delle seguenti situazioni:

A) perdere un treno;

B) arrivare tardi ad un appuntamento;

C) arrivare tardi ad un appuntamento con una donna.

Queste in definitiva le situazioni frustranti che per Arturo Benedetti meritano davvero una narrazione, essendo queste le situazioni in cui il fattore temporale gioca un effettivo ruolo di prim’ordine per le conseguenze esistenziali cui tali situazioni possono portare. Conseguenze che nel peggiore dei casi secondo Benedetti possono portare fino all’errore di credere in nozioni come “destino”, “fato” (comprende la variante iper-romantica “fato avverso”), “provvidenza” e altre metafisiche di questo genere. Secondo Arturo Benedetto di lì ad arrivare alla nozione di Dio il passo è breve. Per questo motivo ogni mattino Arturo Benedetti carica il suo vecchio orologio, un Omega Seamaster del 1967, mettendolo cinque minuti in avanti. In questo modo diminuisce in maniera esponenziale la possibilità che si verifichino le seguenti conseguenze esistenziali delle tre situazioni precedentemente riportate: (more…)

Grado zero: #1 (Incipit quotidiani di Arturo Benedetti)

29/01/2011

 

Distingue lo svegliarsi dal levarsi e ciò gli provoca un certo malumore sin dalle prime ore del mattino. O del pomeriggio, dipende. Se la sveglia lo sveglia alle otto e trenta (AM) Arturo Benedetti si leva alle nove e trenta (am). Nessuna legge morale e nessuna estetica dietro al suo gesto. Ha dei valori e crede in alcune cose. Tra queste cose non rientrano né dio né la psicologia, dunque difficile catalogare questo suo gesto del distinguere il valore semantico ed esistenziale della coppia di termini svegliarsi/levarsi tra la serie delle manie compulsive. Difficile anche considerarlo la conseguenza di una società capitalistica in cui il rapporto produzione-desiderio richiede un protrarsi indeterminato ed indefinito di quest’ultimo. Dunque è scorretto l’utilizzo dell’espressione “Arturo Benedetti rimanda la sveglia di un’ora”. Arturo Benedetti si leva dopo un’ora dalla sveglia. Questa la corretta formulazione. Utile appunto dal momento che Arturo Benedetti sprezza alquanto l’uso delle metafore nel linguaggio quotidiano e vigila attentamente il suo registro orale affinché in esso non si manifesti neppure l’ombra di un utilizzo figurato del linguaggio. Arturo Benedetti ritiene che si possa fare un’eccezione giusto per la similitudine. Ma non si colga tale affermazione come una concessione al suo rigore intellettuale. Arturo Benedetti ritiene che si possa utilizzare la similitudine nel linguaggio quotidiano semplicemente perché disprezza l’uso di questa all’interno del registro poetico. La similitudine può rientrare nella conversazione quotidiana perché è uno scarto. Arturo Benedetti non legge poesie che contengono similitudini. Un “come” improvviso in un endecasillabo gli rovina l’intera giornata. Talvolta anche quella seguente. Arturo Benedetti è un poeta.

 

Racconto: Felicità. Ha inizio tra venti metri.

03/01/2011

Racconto pubblicato su Nazione Indiana, gennaio 2011.

« Ecco il Vesuvio, poc’anzi verdeggiante di vigneti ombrosi, qui un’uva pregiata faceva traboccare le tinozze; Bacco amò questi balzi più dei colli di Nisa, su questo monte i Satiri in passato sciolsero le lor danze; questa, di Sparta più gradita, era di Venere la sede, questo era il luogo rinomato per il nome di Ercole. Or tutto giace sommerso in fiamme ed in tristo lapillo: ora non vorrebbero gli dèi che fosse stato loro consentito d’esercitare qui tanto potere.»

(Marziale Lib. IV. Ep. 44)

Uscita. Uscita secondaria. Secondaria nel senso che c’è n’è una che la precede. Oppure. Meglio non prenderla. Vincere. Bisogna vincere. Dov’è il traguardo? No meglio non prenderla. Essere i primi. Dietro di me, please. Composti e ordinati. Le vedi le macchine? Come fossero vomitate. Immagina: c’è una strada, sei in una macchina e la macchina è sulla strada. Ma è ferma immobile come una macchina. Respira? Defibrillatore, presto! Uno, due, tre, zzzzz. Così: fissi lo sguardo fuori dal finestrino: verdi colline d’Africa, profumo di ginestra riscaldata, mamma-guarda-ci-sono-le-mucche!, sterco n°5 eau de parfum. E invece no. Un lungo ampio denso conato di lamiera utilitaria. L’utilitaria è un particolare tipo di autovettura caratterizzata da dimensioni e dotazioni essenziali, progettato per assolvere le più correnti funzioni pratiche del trasporto promiscuo o alternato di persone e cose, a fronte di un prezzo di acquisto e di costi di gestione particolarmente contenuti (cit.). Cattiva digestione del cenone di capodanno. Ci sono anche i pezzetti di carne con le buste della spesa. Polietilene 100%, lavaggio a secco. God save Paul Flaury, baby! Liberate i polimeri dalle loro catene! [Polimeri delle libertà, per Utopo presidente.] Attesa. Tentazione. Desiderio. Passione. Felicità. Tra venti metri ha inizio. Raffaele Itlodeo, presente! CONTINUA SU NAZIONE INDIANA.

Giovanni di Benedetto


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