Posts Tagged ‘radiohead’

Segnalazioni: Radiohead, nuova canzone.

06/08/2009

(In ascolto: Suzanne – Hope Sandoval)

L’hanno fatto di nuovo. Come accadde con In Rainbows, senza alcun preavviso è apparso sulla rete una nuova canzone della band di Oxford, Harry Patch (In memory of), dedicata alla memoria di John Henry (Harry) Patch, supercentenario inglese nato il 17 giugno 1898 e scomparso pochi giorni fa, il 25 luglio, all’età di 111 anni. Come riporta il sito Idioteque.it, “Thom ha spiegato di essere rimasto molto colpito da un’intervista ad Harry Patch ascoltata al programma Today, su BBC Radio 4, qualche anno fa dove il supercentenario parlava della guerra e della sua esperienza”.

Il brano è disponibile per il download su waste, al costo di 1£. Il ricavato andrà interamente a favore della Royal British Legion, associazione che si occupa dei reduci di guerra.

E’ possibile ascoltare il brano anche grazie allo streaming della BBC. L’elemento che emerge dal brano è sicuramente il grande lavoro orchestrale di Jonny Greenwood, sempre più a suo agio nelle vesti di compositore.  Il brano, complice anche il cantato di Yorke, sembra essere un vero e proprio lied. Il mio augurio è che questo brano segni la via del prossimo lavoro in studio della band. E’ dai tempi di Pyramid Song che sogno un lavoro completamente di matrice “classica”, e dopo le prove generali di In Rainbows, credo che sia arrivato il momento giusto per una nuova svolta.

Questo, il testo del nuovo brano:

I am the only one that got through
The others died where ever they fell
It was an ambush
They came up from all sides
Give your leaders each a gun and then let them fight it out themselves
I’ve seen devils coming up from the ground
I’ve seen hell upon this earth
The next will be chemical but they will never learn (more…)

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Mixtape #1 – Acoustic Couch Vol.1: Noises from the Morning

03/07/2009
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Acoustic Couch Vol.1: Noises from the Morning

(clicca qui per ascoltarla)

Una selezione di brani che comprende canzoni da ascoltare nel primo pomeriggio, mentre l’aroma del caffè ancora si sparge nell’aria. Canzoni quasi interamente acustiche, da ascoltare a basso volume, mentre fuori il giorno muore.

1. Bob Dylan – Posititively 4th Street (from the album “Bob Dylan’s Greatest Hits, 1967)

2. The Lemonheads – My Drug Buddy (from the album “It’s a Shame about Ray, 1992)

3. Cocoon – On the Way (from the album “My Friends All Died in a Plane Crash, 2008)

4. Devics – In Your Room (from the album “The Stars at Saint Andrea, 2003)

5. Elliot Smith – Let’s get Lost (from the album “From a Basement on the Hill, 2004)

6. Belle & Sebastian – Like Dylan on the Movies (from the album “If You’re Feeling Sinister, 1996)

7. Charlotte Gainsbourg – The Song that We Sing (from the album “5:55”)

8. Pearl Jam – Man of the Hour (from the album “Big Fish Ost”, 2003)

9. Bedouin Soundclash – 12:59 Lullaby (from the album “Street Gospels”, 2007)

10. Radiohead – Gagging Order (from the album “Go to Sleep cd single”, 2003)

11. Mojave 3 – Between the Bars (from the album “Spoon and Rafter”, 2003)

Per ascoltarla, clicca qui.

Montag #1: Everything in its Right Place – Radiohead

24/06/2009

Montag bannerCanzone: Everything in its Right Place

Artista: Radiohead

Album: Kid A

Anno: 2000

Continuare a fare musica dopo aver creato un disco come Ok Computer non era cosa facile. Perchè quell’album era un punto d’arrivo per la musica pop, il tentativo finale di decostruire la forma canzone tradizionale, non ponendosi come punto di rottura rispetto al passato, ma come l’ultimo stadio della sua evoluzione. E perchè quell’album si faceva carico in un modo o nell’altro dei sentimenti di un’intera generazione, una generazione che stava interiorizzando la rabbia del grunge trasformandola in qualcos’altro. Da lì, i tre movimenti di cui è costitutuita Paranoid Android/Why don’t you remember my name?/. Continuare a fare musica dopo un disco come Ok Computer poteva in realtà essere molto facile. Sarebbe bastato ripetere la stessa formula e continuare all’infinito. Invece no. Ci sono voluti tre anni per creare qualcosa di nuovo. E dovete immaginarvi la scena di chi nel 2000 stava per inserire nel proprio stereo quel cd, Kid A. Prima traccia, Everything in its Right Place. BOOM. Nessuna chitarra, voce campionata, loops a ripetizione, e un giro di piano che sussegue le sue note come un mantra.  Con ogni cosa al suo posto giusto. Punto. E a capo. La musica di inizio millennio poteva anche avere inizio.



Videoteque: Again – Archive

14/05/2009

Again, dall’album You all look the same (2003). Ossia, come suonerebbero oggi i Pink Floyd se avessero vent’anni. Il video, restituisce tutta la bellezza della canzone, con colori notturni e luci al neon che ben traducono il sound etereo della composizone, che nella versione sull’album, dura ben sedici minuti. L’album, all’epoca, non mi colpì quanto questa canzone, e il successivo Lights (2006), ancora meno. Il nuovo, Controlling Crowds, mi sembra invece aver messo finalmente a fuoco i vari elementi che caratterizzano questa band, una sorta di pastiche tra la psichedelia dei Pink Floyd e i Radiohead più elettronici.



Segnalazioni: Radiohead. A Kid – Gianfranco Franchi

07/05/2009

(In ascolto: Lay Your Head Down – Keren Ann)

E’ in uscita il 13 maggio in tutte le librerie, un libro che interesserà non solo i numerosi fan dei Radiohead, ma qualsiasi appassionato di musica. Radiohead. A Kid. Testi commentati (Arcana, pp. 540, Euro 18,50) di Gianfranco Franchi rappresenta infatti una proposta editoriale per molti aspetti inedita: non è solo una raccolta di tutti i testi della band di Thom Yorke dalle origini fino all’ultimo lavoro in studio, In Rainbows, ma una vera e propria monografia che non nasconde i risvolti saggistici, con l’apprezzabile obiettivo di allargare i tradizionali confini del campo della critica musicale pop. I commenti al testo non sono azzardate interpretazioni che fanno perno  su proprie suggestioni personali, ma frutto di un vero e proprio metodo nel segno della letteratura comparata. Franchi ha analizzato ogni brano, album per album (incluse inedite e B-Side), confrontando e comparando i testi con una nutrita rassegna stampa mondiale, web e cartacea, alla ricerca di tutti i riferimenti metaletterari di cui sono intessute le trame dei testi di Yorke: ecco che Douglas Adams, Thomas Pynchon, Lewis Carroll, George Orwell, T.S. Eliot, Kurt Vonnegut, Goethe e Dante s’adattano alla scrittura rock come niente fosse. A tutto ciò si aggiunge il talento narrativo di Franchi, la cui ultima opera, Monteverde, è da poco uscita per Castelvecchi (link). Ha scritto Mauro Garofalo in una sua recensione, “come Nick Hornby, un linguaggio pulito a tratti emotivo, accompagna per mano nella storia della band, che più di ogni altra, ha cambiato il rapporto tra musica e tempo”.

[Gianfranco Franchi, “Radiohead. A Kid. Testi Commentati”, Arcana, Roma 2009. Collana Testi. In redazione: Cristina Bellino. Copertina: Maurizio Ceccato. Ufficio Stampa: Angelo Bernacchia, Maia Terrinoni, Alex Pietrogiacomi. Direttore editoriale di Arcana: Gianluca Testani]

Link: Lankelot, Gianfranco Franchi, Catalogo Arcana Editore (IBS).

Giovanni di Benedetto.

Recensioni: 5:55 – Charlotte Gainsbourg

03/05/2009

5.55 charlotte gainsbourg (In ascolto: 5:55 – Charlotte Gainsbourg)

Recensione pubblicata su Lankelot, maggio 2009.

Iniziamo la scoperta della moderna scena musicale francese in maniera simbolica, con il disco di una figlia d’arte, Charlotte Gainsbourg. Quello della Gainsbourg è uno di quei rari casi in cui un artista riesce a divincolarsi egregiamente dal peso del proprio nome, con una carriera di assoluto valore. Caratterizzata da una bellezza non classica come quelle che invadono gli schermi hollywoodiani, la Gainsbourg ha un fascino tutto particolare che l’ha imposta all’attenzione del grande pubblico in film come 21 Grammi di Inarritu, I’m not there di Todd Haynes e soprattutto L’arte del sogno di Michel Gondry. Nel 2006, a più di dieci anni dalla sua ultima prova da chanteuse – la colonna sonora del film diretto dal padre Charlotte forever – ha pubblicato un disco, 5:55, che vede la collaborazione di nomi illustri del panorama musicale internazionale: Air, Neil Hannon dei Divine Comedy e Jarvis Cocker dei Pulp. Il tutto sotto la sapiente guida di Nigel Godrich, storico produttore dei Radiohead. La direzione del disco è quindi chiara sin dall’inizio: del sano pop nella sua forma più nobile, arrangiato egregiamente con strumenti elettronici ed acustici ed interpretato in maniera delicata – a volte fin troppo leziosa, ma il fascino è anche in questo – dalla Gainsbourg con una voce sempre sul filo del sospiro. L’apertura del disco è affidata alla title track, una canzone che sembra uscita direttamente da Talkie Walkie caratterizzata com’è da un leggero beat e da un pianoforte che rievoca i fasti di Cherry Blossom GirlThe Operation è la canzone con l’incedere meno lezioso, con una batteria di chiara  matrice new wave, mentre The Song that We Sing, è l’episodio più squisitamente pop, con una maestosa orchestrazione e un suonare di campanellini che accompagnano la chitarra acustica per tutta la durata della canzone. A dispetto dei luoghi comuni che vedono i francesi dei bigotti nazionalisti snob che hanno in odio l’inglese, ad essere cantata in francese è soltanto una canzone, Tel Que Tu Es, che non a caso è l’episodio che più da vicino ricorda quei territori solcati dalla madre Jane Birkin nella sua carriera discografica. Resta comunque un comune denominatore per queste undici canzoni: una sobria eleganza lontana dalle derive kitches di tanto pop patinato “made in england”. Un’elegenza che è sempre ad un passo dal divenire fredda esecuzione, ma capace di riscattarsi, grazie ai suontosi arrangiamenti di Godrich e alla penna della coppia Godin/Dunckel (Air) da questo pericolo. E basterebebro i tre minuti della conclusiva Morning Song a fare da testimonianza a quanto detto. Una canzone quella conclusiva, con un titolo che rispecchia pienamente il mood dell’album: lezioso e caldo come un pomeriggio autunnale parigino. (more…)

In ascolto: Sounds of the Universe

03/04/2009

sound-of-the-universe

(In ascolto: Sounds of the Universe – Depeche Mode)

Ho dato qualche ascolto al nuovo album dei Depeche Mode, Sounds of the Universe, in uscita il 17 aprile. Per quel che possono valere le impressioni iniziali, per il momento, un po’ di delusione c’è. Playing the Angel, dopo il soporifero Exciter, era un ottimo lavoro. Tra le band mainstream over-40, con quell’album avevano dimostrato di essere quelli con le carte più in regola per affrontare una dignitosa senilità. Sounds of the Universe ha le cose migliori all’inizio (le prime 4 tracce) e alla fine (gli ultimi 4 pezzi). Nel mezzo, un susseguirsi di alti (pochi) e bassi, con canzoni piuttosto soporifere (Little Soul) o non del tutto riuscite (le melodie di Peace e Come Back sembrano girare a vuoto su sè stesse) o nel peggiore dei casi, inutili (lo strumentale Spacewalker è puro manierismo). Una delle canzoni di questo blocco centrale, però, è una delle migliori del disco (In sympathy). Il risultato è un disco troppo lungo, che in più momenti rischia di provocare più di uno sbadiglio. Per fortuna il resto è di buon livello, con la bella apertura affidata a In chains e Hole to Feed, un bel pezzo con un’ottima interpretazione di Gahan e un tappeto sonoro con delle percussioni molto interessanti (l’inizio mi ricorda 15 step dei Radiohead).

Le mie preferite, al momento, sono Fragile Tension, l’episodio più genuinamente pop del disco, in cui ogni suono si trova al suo posto giusto, e Jezebel, l’unica canzone con Martin Gore alla voce e tipico esempio di ballad declinata secondo il verbo “Depechiano”. Mentre Miles Away/The truth is promette di essere il momento più incendiario dei prossimi live, con una potente ritmica, che i prossimi 16 e 18 giugno, a Roma e Milano, non mancherà di muovere un bel po’ di culi!

Nel frattempo, vedremo se nelle prossime settimane il giudizio migliorerà.

25 dischi

02/04/2009

collage-25-dischi

(In ascolto: Beyond here lies nothin’ – Bob Dylan)

Qualche giorno fa mi è stato chiesto di fare una di quelle classifiche in cui scegliere i propri dischi preferiti. E, da buon appassionato di Top 5 in stile Alta Fedeltà, ho pensato bene di farla. Anche perchè di solito si fa una Top ten, poi stop. Invece, 25, è un numero strano, quindi vada per questa classifica. Anche perchè, scambiarsi i dischi della propria vita, è il modo più veloce presentarsi. Andrebbero stampati sulla carta d’identità, cazzo.

Blonde on Blonde – Bob Dylan (1966)

Songs of Leonard Cohen – Leonard Cohen (1967)

Another Green World – Brian Eno (1975)

Wish You Were Here – Pink Floyd (1975)

You Must Believe in Spring – Bill Evans (1977)

Closer – Joy Division (1980)

Pornography – The Cure (1982)

Secrets of the Beehive – David Sylvian (1987)

(more…)


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