Posts Tagged ‘Recensioni’

Recensioni: Merci-Cucù – El Ghor + Intervista con la band.

04/03/2010

Pubblicato su Lankelot, Marzo 2010.

Urge sfatare un luogo comune instaurato dalle multinazionali dell’industria cosmetica: la lingua francese non è quella cosa tanto femminea e patinata che si sente nei vari spot televisivi; e, spiace dirlo, non è neanche quel cumulo di sospiri e note sibilate che Serge Gainsbourg e Jane Birkin hanno consegnato alla storia con un pezzo come Je t’aime moi non plus. In realtà, il francese, è una lingua dai suoni crudi, che poco spazio lascia all’armonia delle vocali. È una lingua decisamente chiaroscurale, che sui contrasti tra suoni nasali e aspirati e asprezze consonantiche fonda tutto il suo autentico fascino. Ed è per questo motivo che urge sfatare un secondo luogo comune: quello che vuole per l’appunto il francese una lingua incapace ad adattarsi ai canoni e alle forme della musica rock La ribalta internazionale di alcuni artisti d’oltrape come Noir Dèsir e Yann Tiersen, e prima ancora i Mano Negra, nonché un fenomeno musicale così particolare come i canadesi Arcade Fire – i cui testi sono anche in francese –  hanno contribuito a gettare luce su di una realtà musicale, prima nota unicamente per la propria tradizione cantautoriale. (more…)

Recensioni: 5:55 – Charlotte Gainsbourg

03/05/2009

5.55 charlotte gainsbourg (In ascolto: 5:55 – Charlotte Gainsbourg)

Recensione pubblicata su Lankelot, maggio 2009.

Iniziamo la scoperta della moderna scena musicale francese in maniera simbolica, con il disco di una figlia d’arte, Charlotte Gainsbourg. Quello della Gainsbourg è uno di quei rari casi in cui un artista riesce a divincolarsi egregiamente dal peso del proprio nome, con una carriera di assoluto valore. Caratterizzata da una bellezza non classica come quelle che invadono gli schermi hollywoodiani, la Gainsbourg ha un fascino tutto particolare che l’ha imposta all’attenzione del grande pubblico in film come 21 Grammi di Inarritu, I’m not there di Todd Haynes e soprattutto L’arte del sogno di Michel Gondry. Nel 2006, a più di dieci anni dalla sua ultima prova da chanteuse – la colonna sonora del film diretto dal padre Charlotte forever – ha pubblicato un disco, 5:55, che vede la collaborazione di nomi illustri del panorama musicale internazionale: Air, Neil Hannon dei Divine Comedy e Jarvis Cocker dei Pulp. Il tutto sotto la sapiente guida di Nigel Godrich, storico produttore dei Radiohead. La direzione del disco è quindi chiara sin dall’inizio: del sano pop nella sua forma più nobile, arrangiato egregiamente con strumenti elettronici ed acustici ed interpretato in maniera delicata – a volte fin troppo leziosa, ma il fascino è anche in questo – dalla Gainsbourg con una voce sempre sul filo del sospiro. L’apertura del disco è affidata alla title track, una canzone che sembra uscita direttamente da Talkie Walkie caratterizzata com’è da un leggero beat e da un pianoforte che rievoca i fasti di Cherry Blossom GirlThe Operation è la canzone con l’incedere meno lezioso, con una batteria di chiara  matrice new wave, mentre The Song that We Sing, è l’episodio più squisitamente pop, con una maestosa orchestrazione e un suonare di campanellini che accompagnano la chitarra acustica per tutta la durata della canzone. A dispetto dei luoghi comuni che vedono i francesi dei bigotti nazionalisti snob che hanno in odio l’inglese, ad essere cantata in francese è soltanto una canzone, Tel Que Tu Es, che non a caso è l’episodio che più da vicino ricorda quei territori solcati dalla madre Jane Birkin nella sua carriera discografica. Resta comunque un comune denominatore per queste undici canzoni: una sobria eleganza lontana dalle derive kitches di tanto pop patinato “made in england”. Un’elegenza che è sempre ad un passo dal divenire fredda esecuzione, ma capace di riscattarsi, grazie ai suontosi arrangiamenti di Godrich e alla penna della coppia Godin/Dunckel (Air) da questo pericolo. E basterebebro i tre minuti della conclusiva Morning Song a fare da testimonianza a quanto detto. Una canzone quella conclusiva, con un titolo che rispecchia pienamente il mood dell’album: lezioso e caldo come un pomeriggio autunnale parigino. (more…)

Recensioni: No Line on the Horizon – U2

07/04/2009

(In ascolto: No line on the Horizon – U2)

no-line-on-the-horizon

Recensione pubblicata su Lankelot, Marzo 2009.

Con l’ultimo album uscito nel 2004, How to dismantle an atomic bomb, piuttosto che smantellare la bomba atomica del titolo, gli U2 erano andati molto vicini nello smantellare il loro stesso mito, quello costruito nell’arco di 25 anni di carriera. Una carriera capace di attraversare indenne il decennio in cui il rock’n’roll era stato dato per morto, gli anni ’80, diventandone anzi l’ultimo baluardo, gli alfieri di una tradizione che sembrava giunta al suo capolinea. Una carriera, quella degli U2, capace di resistere alla rivoluzione (che in realtà era restaurazione) grunge, grazie ad un album dissacrante come Achtung Baby, capace nell’arco dei suoi 55 minuti di durata, di rinnegare quanto fino a quel momento avevano detto. Poi qualcosa è andato per il verso sbagliato e si è giunti al nuovo millennio con un lavoro, All that you can’t leave behind, che iniziava a mostrare le crepe di una formula che dava evidenti segnali di stanchezza e mancanza di ispirazione, fino a giungere col lavoro del 2004 ad una fase di totale stasi creativa prossima alla mediocrità più imbarazzante. Perché se All that you can’t leave behind aveva il suo limite più grande nell’assenza di qualcosa di più che una semplice intuizione melodica, How to dismantle an atomic Bomb, falliva in tutto ciò che un album può fallire: pessimo songwriting, pessima produzione e soprattutto, cosa molto grave per una band con una spiccata attitudine live come quella degli U2, pessima esecuzione, con la voce di Bono ai limiti storici non solo in quella pur comprensibile di estensione vocale, ma soprattutto in termini di interpretazione. Ed una chitarra, quella di The Edge, che sembrava essere la parodia di quello stile così personale che ha permesso al chitarrista degli U2 di entrare nella cerchia degli interpreti più originali di questo strumento. (more…)


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