Posts Tagged ‘tindersticks’

Nano #1: The National

18/06/2010

Dal mese scorso mi occupo di una rubrica musicale sul magazine Nano dedicata alle band più significative degli Anni Zero. Questo mese protagonisti sono i The National.

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(Pubblicato su Nano, giugno/luglio 2010)

Sono in uscita con un nuovo album, High Violet, che, lo diciamo subito, non è all’altezza delle aspettative. Sto parlando dei The National, una band che aveva portato in quella monotona macchina che è l’indie-rock degli anni Zero, una prospettiva più cantautoriale capace di unire le ritmiche post-punk con l’esistenzialismo orchestrale da camera di una band troppo spesso dimenticata quale i Tindersticks. Partiti in sordina nel 2001, due anni dopo danno alle stampe un album che già nel titolo reca il proprio manifesto poetico, Sad songs for dirty lovers. Ma è nel 2007, con Boxer, che raggiungono il loro vertice qualitativo. Un album che può considerarsi come l’opera più matura di tutta la corrente new-wave di fine decennio, che mette da parte dancefloor e lustrini (sì, sto pensando ai Franz Ferdinand, e sì, mi sto riferendo a te, ragazzo/a con All Star ai piedi e Wayfarer sul volto) in favore di un’estetica crepuscolare e metropolitana in cui l’alternanza tra piani e forti è debitrice della lezione di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds. Per qualcuno niente di nuovo, sono le solite canzoni tristi. Ma lo stesso dicasi di noi, i soliti amanti sporchi.

Giovanni di Benedetto

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Mixtape #2 – Monochrome n.1: Fall Season

25/10/2009

mixtape

Monochrome n.1: Fall Season

(clicca qui per il download)

Una selezione di brani che comprende canzoni improntate su di un’unica tonalità, quella autunnale.

1. September – David Sylvian (from the album “Secret of the Beehive”, 1987)

Pochi accordi di piano che sembrano tradurre quasi il movimento delle prime foglie che cadono dagli alberi, come fosse un preludio all’autunno. E la calda voce di Sylvian che recita dei versi dai chiari tratti impressionistici, in quella che è una vera e propria poesia musicata

2. Autumn Leaves – Nat King Cole (from the movie “Autumn Leaves, 1956)

Scritta nel 1947 da Joseph Kosma e Jacques Prevert con il titolo “Le feuilles mortes”, la canzone divenne ben presto uno standard. Nat King Cole nel 1956 incise quella che è probabilmente la versione più celebre per il film “Autumn Leaves“, accompagnando con la sua voce i titoli di coda.

3. Snow Don’t Fall – Townes Van Zandt (from the album “The Late Great Townes Van Zandt”, 1972)

Snow don’t fall on summers time/ Wind don’t blow below the sea/ My loves lies ‘neath frozen skies/ And waits in sweet repose for me.

4. Famous Blue Raincoat – Leonard Cohen (from the album “Songs of Love and Hate”, 1971)

It’s four in the morning, the end of December/ I’m writing you now just to see if you’re better.

5. November – Tom Waits (from the album “The Black Rider”, 1993)

No shadow/No stars/No moon/No care/November/It only believes/In a pile of dead leaves/And a moon/That’s the color of bone.

6. October – U2 (from the album “October”, 1981)

Dall’album meno conosciuto della band iralndese, una di quelle canzoni che riesce ad essere con poche note il ritratto di uno stato d’animo. Quello che ci coglie alla vista delle prime foglie gialle sulla strada.

7. Raindrops – Tindersticks (from the album “Tindersticks”, 1993)

Tratta da uno dei più belli e meno ricordati album degli anni ’90, Raindrops è un vero e proprio mantra purificatore.

8. Aint’ Gonna Rain Anymore – Nick Cave (from the album “Let Love In”, 1994)

Quando l’autunno coincide con la fine di un’amore.

9. Plus d’Hiver – Yann Tiersen feat. Jane Birkin (from the album “Les Retrouvailles, 2005)

Yann Tiersen restitusce alla pioggia una tenue malinconia pianistica accompagnata dalla calda voce di Jane Birkin.

Recensioni: Tabarly – Yann Tiersen

29/06/2009

(In ascolto: Point Mort – Yann Tiersen)

Pubblicato su Lankelot, giugno 2009.

Tabarly è la colonna sonora che Yann Tiersen ha composto nel 2008 per il documentario omonimo del regista Pierre Marcel dedicato al navigatore francese Eric Tabarly, vincitore nel 1964 della regata transatlantica in solitaria e scomparso  nel 1998, al largo del mare Tabarlyd’Irlanda. Quella di Eric Tabarly in Francia è una vera e propria figura di culto, i cui libri – editi in Italia da Ugo Mursia Editore – hanno formato intere generazioni di velisti e appassionato ogni lettore che avesse nel mare il cuore. Tiersen, originario di Brest in Bretagna, già con l’album del 1997, Le Phare, si era lasciato ispirare da quello che da sempre è una delle fonti artistiche più scandagliate da poeti, musicisti e pittori. Alcune delle canzoni di Le Phare finirono poi anche nella colonna sonora de Il favoloso mondo Amèlie, contribuendo al successo del film che ha donato al compositore francese una certa notorietà anche al di fuori della Francia. Tant’è vero che ancora oggi, complice anche la spledida soundtrack firmata per il film Goodbye Lenin, Tiersen viene considerato, o meglio, ricordato dal grande pubblico soprattutto come compositore di colonne sonore. Un tipo di musica da sempre ostracizzata dalla critica musicale e  repentinamente relegata in una sorta di ghetto, per l’erronea valutazione di considerala sempre subordinata alle immagini. Eppure, Tiersen è un musicista dall’incessante attività, autore di album come il già citato Le Phare, L’absente (2001) e Les Retrouvailles (2005) che si pongono come degli splendidi ibridi tra musica colta e musica folk, e, negli episodi non strumentali genuinamente pop, grazie anche all’apporto di gente come Elizabeth Frazer dei Cocteau Twins, Stuart Apples dei Tindersticks, Neil Hannon dei Divine Comedy e Lisa Germano. Tutti nomi dall’incredibile background internazionale che ben testimoniano la stima di cui gode Tiersen tra i suoi colleghi. In questi album ciò che emerge è il grandissimo talento di Tiersen nell’intrecciare splendide melodie non solo con il pianoforte, ma  anche con un’incredibile gamma di strumenti – onde martenot, xylophono, chitarra elettrica ed acustica, clavicembalo, ma anche tastierine Bontempi e macchine da scrivere  – tra i quali sicuramente spicca per intensità l’accordèon, il cui suono Tiersen modula ora in maniera struggente ora in maniera gioiosa, restituendo quasi i colori al mondo.

Per Tabarly, Tiersen, essendo al lavoro anche sul suo nuovo album, ha lavorato quasi esclusivamente con il pianoforte, sebbene in alcune interviste abbia espresso come questo modo di comporre musica gli sia venuto a noia. L’eccezione per Tabarly è dovuta proprio alla possibilità di un’ispirazione che doveva giungere dal mare. E, ascoltando i 15 brani di cui è composto l’album, viene da pensare che Tiersen abbia lavorato non solo nel tentativo di suggerire con le sue note i colori e il movimento delle onde, ma abbia cercato con il suo tocco di sostituirsi ad esse, restituendone quasi l’odore. Come spiegare il mare a chi non lo hai mai visto. Dire il mare. Ciò che potrebbe  sembrare estremamente ambizioso è in realtà svolto nel segno del minimalismo: i suoi piano-solo ancora più che in passato sono infatti debitori non solo della lezione di un maestro mai troppo omaggiato quale Erik Satie ma anche dei sentieri già solcati da Harold Budd. Quella che è la sua cifra stilistica più riconoscibile, ossia l’abilità nel variare di intensità all’interno di uno stesso pezzo agendo perfettamente sulle dinamiche piano/forte, sembra quasi restituire i moti dell’animo di Eric Tabarly, che si fa quasi archetipo di tutti gli uomini di mare, e di tutti quegli uomini che del mare hanno fatto la propria musa. Da qui brani ora languidi e distensivi come La Longe Route e La Corde, ora brani di stampo più romantico (termine da considerare nella sua accezione più autentica) come Naval e Point Mort nei quali è evidente l’influenza di Chopin e Debussy soprattutto. Altre volte ancora, il sentimento è più malinconico e in brani come Yellow – arricchito anche dall’accompagnamento dell’accordèon -, Derniere e Atlantique Nord, lo sguardo sembra  essere proprio quella del vecchio Eric Tabarly al ritorno da una delle sue regate e che alle prime luci del faro sulla costa, volge il viso a metà tra il mare alle sue spalle e la terra che si avvicina, respirando a pieno polmoni, per un istante, la brezza marina.

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