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The Top 10 Album of 2009

28/12/2009

E partiamo, anzi, concludiamo con le classifiche. Oggi, la mia personale riguardo le uscite di questo 2009.

10. Sometimes I Wish I Were an Eagle – Bill Callahan

Bill Callahan si conferma come uno dei migliori cantautori della sua generazione, dando alla luce l’album acustico che Springsteen sogna di fare da una vita.

9. White Lies for Dark Times – Ben Harper & Relentless 7

Messi momentaneamente da parte gli Innocent Criminals, Ben Harper confeziona con la sua nuova band uno dei suoi album migliori.


8. Wolfgang Amadeus Mozart – Phoenix

Un piccolo manuale di costruzione della perfetta canzone pop in dieci rapidi esempi.


7. No Line on the Horizon – U2

Un inatteso ritorno, dopo gli sfracelli dell’ultimo decennio. Non tutto funziona, ma quando ci riesce sembra di ritrovare il vecchio fuoco indimenticabile.


6. Dark Night of the Soul – Danger Mouse and Sparklehorse

Il disco è siglato Danger Mouse e Sparklehorse, ma vi hanno collaborato le migliori menti musicali di questo decennio: Flaming Lips, The Shins, Grandaddy, Julian Casablancas e l’immenso Vic Chesnutt che con la title-track ci regala un brano di una bellezza lacerante.


5. Ovations – Piano Magic

Ovations non sarà forse il loro migliore lavoro, ma buona parte di questi brani, sono da ascrivere alla loro migliore produzione.


4. Controlling Crowds – Archive

Misconosciuti in Italia, completamente snobbati in patria, idolatrati dalla critica francese, gli Archive hanno prodotto quello che è il più bel concept album su questi nostri tempi.


3. Through the Devil and Softly – Hope Sandoval and The Warm Invention

L’album della maturità artistica. Arrangiamenti curatissimi ma sempre sobri, ed una voce che è semplicemnte la più bella di quelle femminili.


2. The Crying Light – Antony and the Johnsons

Fare meglio di I Am a Bird Now era praticamente impossibile. Eppure Antony c’è andato vicinissimo, e in più di una traccia riesce a far dimenticare l’illustre predecessore.


1. Yonder is the Clock – The Felice Brothers

Recensione di luglio 2009 qui

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Mixtape #2 – Monochrome n.1: Fall Season

25/10/2009

mixtape

Monochrome n.1: Fall Season

(clicca qui per il download)

Una selezione di brani che comprende canzoni improntate su di un’unica tonalità, quella autunnale.

1. September – David Sylvian (from the album “Secret of the Beehive”, 1987)

Pochi accordi di piano che sembrano tradurre quasi il movimento delle prime foglie che cadono dagli alberi, come fosse un preludio all’autunno. E la calda voce di Sylvian che recita dei versi dai chiari tratti impressionistici, in quella che è una vera e propria poesia musicata

2. Autumn Leaves – Nat King Cole (from the movie “Autumn Leaves, 1956)

Scritta nel 1947 da Joseph Kosma e Jacques Prevert con il titolo “Le feuilles mortes”, la canzone divenne ben presto uno standard. Nat King Cole nel 1956 incise quella che è probabilmente la versione più celebre per il film “Autumn Leaves“, accompagnando con la sua voce i titoli di coda.

3. Snow Don’t Fall – Townes Van Zandt (from the album “The Late Great Townes Van Zandt”, 1972)

Snow don’t fall on summers time/ Wind don’t blow below the sea/ My loves lies ‘neath frozen skies/ And waits in sweet repose for me.

4. Famous Blue Raincoat – Leonard Cohen (from the album “Songs of Love and Hate”, 1971)

It’s four in the morning, the end of December/ I’m writing you now just to see if you’re better.

5. November – Tom Waits (from the album “The Black Rider”, 1993)

No shadow/No stars/No moon/No care/November/It only believes/In a pile of dead leaves/And a moon/That’s the color of bone.

6. October – U2 (from the album “October”, 1981)

Dall’album meno conosciuto della band iralndese, una di quelle canzoni che riesce ad essere con poche note il ritratto di uno stato d’animo. Quello che ci coglie alla vista delle prime foglie gialle sulla strada.

7. Raindrops – Tindersticks (from the album “Tindersticks”, 1993)

Tratta da uno dei più belli e meno ricordati album degli anni ’90, Raindrops è un vero e proprio mantra purificatore.

8. Aint’ Gonna Rain Anymore – Nick Cave (from the album “Let Love In”, 1994)

Quando l’autunno coincide con la fine di un’amore.

9. Plus d’Hiver – Yann Tiersen feat. Jane Birkin (from the album “Les Retrouvailles, 2005)

Yann Tiersen restitusce alla pioggia una tenue malinconia pianistica accompagnata dalla calda voce di Jane Birkin.

Segnalazioni: Fru ’09.

18/05/2009

(In ascolto: Ceremony – New Order)

Il 21 e il 22 maggio, l’Università degli Studi di Salerno, ospiterà all’interno del suo campus, la terza edizione del Fru, il Festival delle Radio Universitarie, organizzato dall’associazione degli operatori radiofonici universitari, Raduni, e da Unis@und, la radio dell’ateneo salernitano.

Quello delle radio universitarie, in Italia, è un fenomeno che è arrivato con almeno trant’anni di ritardo rispetto alle esperienze americane, dove quello delle College Radio, prima dell’avvento di Internet e dei social network, è stato per anni il mezzo più importante a disposizione della scena musicale indipendente. Band come Rem, Smiths, i primi U2, ma anche i più recenti Weezer o Death Cab For Cutie, devono molto del loro hype iniziale, alla presenza nelle heavy rotation delle college radio americane e inglesi. Nonostante il ritardo, tuttavia, la scena italiana delle radio universitarie non ha impiegato molto tempo per elaborare delle strutture molto competitive, dalla qualità, talvolta, anche superiore allo standard di quelle nazionali, da anni ormai impantanate in una mediocrità imbarazzante che ha fatto perdere  del tutto la funzione culturale/divulgativa del mezzo radiofonico. Le radio universitarie possono rappresentare dei bunker tra le cui mura elaborare delle forme alternative di conoscenza e divulgazione, la possibilità di porsi come uno degli ultimi baluardi di resistenza culturale, in questo paese narcotizzato dalla televisone, la droga di stato sottoforma di pixel.

L’invito che rivolgo ai miei colleghi sparsi per tutta l’Italia, è quello di forgiare nella nostre teste, come fosse un motto rivoluzionario, le parole che ha detto John Peel, il più grande dj radiofonico di sempre: “Non bisogna dare alla gente quello che la gente vuole, ma quello che non sapeva che avrebbe voluto”.

Giovanni di Benedetto.

Recensioni: No Line on the Horizon – U2

07/04/2009

(In ascolto: No line on the Horizon – U2)

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Recensione pubblicata su Lankelot, Marzo 2009.

Con l’ultimo album uscito nel 2004, How to dismantle an atomic bomb, piuttosto che smantellare la bomba atomica del titolo, gli U2 erano andati molto vicini nello smantellare il loro stesso mito, quello costruito nell’arco di 25 anni di carriera. Una carriera capace di attraversare indenne il decennio in cui il rock’n’roll era stato dato per morto, gli anni ’80, diventandone anzi l’ultimo baluardo, gli alfieri di una tradizione che sembrava giunta al suo capolinea. Una carriera, quella degli U2, capace di resistere alla rivoluzione (che in realtà era restaurazione) grunge, grazie ad un album dissacrante come Achtung Baby, capace nell’arco dei suoi 55 minuti di durata, di rinnegare quanto fino a quel momento avevano detto. Poi qualcosa è andato per il verso sbagliato e si è giunti al nuovo millennio con un lavoro, All that you can’t leave behind, che iniziava a mostrare le crepe di una formula che dava evidenti segnali di stanchezza e mancanza di ispirazione, fino a giungere col lavoro del 2004 ad una fase di totale stasi creativa prossima alla mediocrità più imbarazzante. Perché se All that you can’t leave behind aveva il suo limite più grande nell’assenza di qualcosa di più che una semplice intuizione melodica, How to dismantle an atomic Bomb, falliva in tutto ciò che un album può fallire: pessimo songwriting, pessima produzione e soprattutto, cosa molto grave per una band con una spiccata attitudine live come quella degli U2, pessima esecuzione, con la voce di Bono ai limiti storici non solo in quella pur comprensibile di estensione vocale, ma soprattutto in termini di interpretazione. Ed una chitarra, quella di The Edge, che sembrava essere la parodia di quello stile così personale che ha permesso al chitarrista degli U2 di entrare nella cerchia degli interpreti più originali di questo strumento. (more…)

25 dischi

02/04/2009

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(In ascolto: Beyond here lies nothin’ – Bob Dylan)

Qualche giorno fa mi è stato chiesto di fare una di quelle classifiche in cui scegliere i propri dischi preferiti. E, da buon appassionato di Top 5 in stile Alta Fedeltà, ho pensato bene di farla. Anche perchè di solito si fa una Top ten, poi stop. Invece, 25, è un numero strano, quindi vada per questa classifica. Anche perchè, scambiarsi i dischi della propria vita, è il modo più veloce presentarsi. Andrebbero stampati sulla carta d’identità, cazzo.

Blonde on Blonde – Bob Dylan (1966)

Songs of Leonard Cohen – Leonard Cohen (1967)

Another Green World – Brian Eno (1975)

Wish You Were Here – Pink Floyd (1975)

You Must Believe in Spring – Bill Evans (1977)

Closer – Joy Division (1980)

Pornography – The Cure (1982)

Secrets of the Beehive – David Sylvian (1987)

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