Posts Tagged ‘yann tiersen’

Recensioni: Merci-Cucù – El Ghor + Intervista con la band.

04/03/2010

Pubblicato su Lankelot, Marzo 2010.

Urge sfatare un luogo comune instaurato dalle multinazionali dell’industria cosmetica: la lingua francese non è quella cosa tanto femminea e patinata che si sente nei vari spot televisivi; e, spiace dirlo, non è neanche quel cumulo di sospiri e note sibilate che Serge Gainsbourg e Jane Birkin hanno consegnato alla storia con un pezzo come Je t’aime moi non plus. In realtà, il francese, è una lingua dai suoni crudi, che poco spazio lascia all’armonia delle vocali. È una lingua decisamente chiaroscurale, che sui contrasti tra suoni nasali e aspirati e asprezze consonantiche fonda tutto il suo autentico fascino. Ed è per questo motivo che urge sfatare un secondo luogo comune: quello che vuole per l’appunto il francese una lingua incapace ad adattarsi ai canoni e alle forme della musica rock La ribalta internazionale di alcuni artisti d’oltrape come Noir Dèsir e Yann Tiersen, e prima ancora i Mano Negra, nonché un fenomeno musicale così particolare come i canadesi Arcade Fire – i cui testi sono anche in francese –  hanno contribuito a gettare luce su di una realtà musicale, prima nota unicamente per la propria tradizione cantautoriale. (more…)

Mixtape #2 – Monochrome n.1: Fall Season

25/10/2009

mixtape

Monochrome n.1: Fall Season

(clicca qui per il download)

Una selezione di brani che comprende canzoni improntate su di un’unica tonalità, quella autunnale.

1. September – David Sylvian (from the album “Secret of the Beehive”, 1987)

Pochi accordi di piano che sembrano tradurre quasi il movimento delle prime foglie che cadono dagli alberi, come fosse un preludio all’autunno. E la calda voce di Sylvian che recita dei versi dai chiari tratti impressionistici, in quella che è una vera e propria poesia musicata

2. Autumn Leaves – Nat King Cole (from the movie “Autumn Leaves, 1956)

Scritta nel 1947 da Joseph Kosma e Jacques Prevert con il titolo “Le feuilles mortes”, la canzone divenne ben presto uno standard. Nat King Cole nel 1956 incise quella che è probabilmente la versione più celebre per il film “Autumn Leaves“, accompagnando con la sua voce i titoli di coda.

3. Snow Don’t Fall – Townes Van Zandt (from the album “The Late Great Townes Van Zandt”, 1972)

Snow don’t fall on summers time/ Wind don’t blow below the sea/ My loves lies ‘neath frozen skies/ And waits in sweet repose for me.

4. Famous Blue Raincoat – Leonard Cohen (from the album “Songs of Love and Hate”, 1971)

It’s four in the morning, the end of December/ I’m writing you now just to see if you’re better.

5. November – Tom Waits (from the album “The Black Rider”, 1993)

No shadow/No stars/No moon/No care/November/It only believes/In a pile of dead leaves/And a moon/That’s the color of bone.

6. October – U2 (from the album “October”, 1981)

Dall’album meno conosciuto della band iralndese, una di quelle canzoni che riesce ad essere con poche note il ritratto di uno stato d’animo. Quello che ci coglie alla vista delle prime foglie gialle sulla strada.

7. Raindrops – Tindersticks (from the album “Tindersticks”, 1993)

Tratta da uno dei più belli e meno ricordati album degli anni ’90, Raindrops è un vero e proprio mantra purificatore.

8. Aint’ Gonna Rain Anymore – Nick Cave (from the album “Let Love In”, 1994)

Quando l’autunno coincide con la fine di un’amore.

9. Plus d’Hiver – Yann Tiersen feat. Jane Birkin (from the album “Les Retrouvailles, 2005)

Yann Tiersen restitusce alla pioggia una tenue malinconia pianistica accompagnata dalla calda voce di Jane Birkin.

Recensioni: Tabarly – Yann Tiersen

29/06/2009

(In ascolto: Point Mort – Yann Tiersen)

Pubblicato su Lankelot, giugno 2009.

Tabarly è la colonna sonora che Yann Tiersen ha composto nel 2008 per il documentario omonimo del regista Pierre Marcel dedicato al navigatore francese Eric Tabarly, vincitore nel 1964 della regata transatlantica in solitaria e scomparso  nel 1998, al largo del mare Tabarlyd’Irlanda. Quella di Eric Tabarly in Francia è una vera e propria figura di culto, i cui libri – editi in Italia da Ugo Mursia Editore – hanno formato intere generazioni di velisti e appassionato ogni lettore che avesse nel mare il cuore. Tiersen, originario di Brest in Bretagna, già con l’album del 1997, Le Phare, si era lasciato ispirare da quello che da sempre è una delle fonti artistiche più scandagliate da poeti, musicisti e pittori. Alcune delle canzoni di Le Phare finirono poi anche nella colonna sonora de Il favoloso mondo Amèlie, contribuendo al successo del film che ha donato al compositore francese una certa notorietà anche al di fuori della Francia. Tant’è vero che ancora oggi, complice anche la spledida soundtrack firmata per il film Goodbye Lenin, Tiersen viene considerato, o meglio, ricordato dal grande pubblico soprattutto come compositore di colonne sonore. Un tipo di musica da sempre ostracizzata dalla critica musicale e  repentinamente relegata in una sorta di ghetto, per l’erronea valutazione di considerala sempre subordinata alle immagini. Eppure, Tiersen è un musicista dall’incessante attività, autore di album come il già citato Le Phare, L’absente (2001) e Les Retrouvailles (2005) che si pongono come degli splendidi ibridi tra musica colta e musica folk, e, negli episodi non strumentali genuinamente pop, grazie anche all’apporto di gente come Elizabeth Frazer dei Cocteau Twins, Stuart Apples dei Tindersticks, Neil Hannon dei Divine Comedy e Lisa Germano. Tutti nomi dall’incredibile background internazionale che ben testimoniano la stima di cui gode Tiersen tra i suoi colleghi. In questi album ciò che emerge è il grandissimo talento di Tiersen nell’intrecciare splendide melodie non solo con il pianoforte, ma  anche con un’incredibile gamma di strumenti – onde martenot, xylophono, chitarra elettrica ed acustica, clavicembalo, ma anche tastierine Bontempi e macchine da scrivere  – tra i quali sicuramente spicca per intensità l’accordèon, il cui suono Tiersen modula ora in maniera struggente ora in maniera gioiosa, restituendo quasi i colori al mondo.

Per Tabarly, Tiersen, essendo al lavoro anche sul suo nuovo album, ha lavorato quasi esclusivamente con il pianoforte, sebbene in alcune interviste abbia espresso come questo modo di comporre musica gli sia venuto a noia. L’eccezione per Tabarly è dovuta proprio alla possibilità di un’ispirazione che doveva giungere dal mare. E, ascoltando i 15 brani di cui è composto l’album, viene da pensare che Tiersen abbia lavorato non solo nel tentativo di suggerire con le sue note i colori e il movimento delle onde, ma abbia cercato con il suo tocco di sostituirsi ad esse, restituendone quasi l’odore. Come spiegare il mare a chi non lo hai mai visto. Dire il mare. Ciò che potrebbe  sembrare estremamente ambizioso è in realtà svolto nel segno del minimalismo: i suoi piano-solo ancora più che in passato sono infatti debitori non solo della lezione di un maestro mai troppo omaggiato quale Erik Satie ma anche dei sentieri già solcati da Harold Budd. Quella che è la sua cifra stilistica più riconoscibile, ossia l’abilità nel variare di intensità all’interno di uno stesso pezzo agendo perfettamente sulle dinamiche piano/forte, sembra quasi restituire i moti dell’animo di Eric Tabarly, che si fa quasi archetipo di tutti gli uomini di mare, e di tutti quegli uomini che del mare hanno fatto la propria musa. Da qui brani ora languidi e distensivi come La Longe Route e La Corde, ora brani di stampo più romantico (termine da considerare nella sua accezione più autentica) come Naval e Point Mort nei quali è evidente l’influenza di Chopin e Debussy soprattutto. Altre volte ancora, il sentimento è più malinconico e in brani come Yellow – arricchito anche dall’accompagnamento dell’accordèon -, Derniere e Atlantique Nord, lo sguardo sembra  essere proprio quella del vecchio Eric Tabarly al ritorno da una delle sue regate e che alle prime luci del faro sulla costa, volge il viso a metà tra il mare alle sue spalle e la terra che si avvicina, respirando a pieno polmoni, per un istante, la brezza marina.

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In ascolto: Keren Ann

10/05/2009

(In ascolto: Keren Ann – Keren Ann)

In attesa che mi arrivi You Are Free di Cat Power, ordinato venerdì su Play.com, continuo ad ascoltarmi l’album di questa cantautrice, Keren Ann, che ho incontrato per caso proprio mentre cercavo informazioni su Cat Power, con la quale viene spesso paragonata. E si sta svelando davvero una bella e inattesa scoperta. Un album molto breve (solo 9 tracce), ma che è una successione continua di perle, in bilico tra la tradizione francese (In Your Back), Lou Reed (Lay Your Head Down) e orchestrazioni a la Yann Tiersen (Where No Endings End).

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Printemps à Paris

24/04/2009

from the roof, Paris

(In ascolto: La Noyee – Yann Tiersen)

Quando si ritorna da un viaggio si è sempre un po’ tristi. Quando si ritorna da Parigi, un po’ più del solito. Le foto da sole non bastano a fissare nella memoria le immagini e certi colori che solo questa città possiede. Parigi è una di quelle città che ha bisogno anche della musica per legarsi meglio ai ricordi. Ad agosto, dopo la il primo viaggio, furono le note di Yann Tiersen a prendere la forma delle strade e i colori delle mansarde blu delle case parigine, degli odori di Montmartre e delle luci notturne sulla Senna. la-phareCosì anche questa volta uno degli acquisti è stato un album di Yann Tiersen, Le Phare, che proprio in questo momento gira nella stereo, e che ancora una volta si rivela un vero e proprio flusso di coscienza per immagini. La musica di Yann Tiersen è in grado di spiegare Parigi anche a chi non vi ha mai messo piede. Lascia che l’ascoltatore si crei da solo le strade e i volti delle persone che vi camminano su. Definirla – come spesso accade – musica cinematografica è riduttivo, poichè le sue composizioni non accompagnano solo le immagini, le creano. Oltre a quello di Tiersen, ero in cerca anche di un album dei Belle & Sebastian e la scelta è ricaduta su The Boy with the Arab Strap. the_boy_with_the_arab_strapInfine, mentre girovagavo tra i corridoi della Fnac di Place de la Bastille o in quelli del Virgin Store su Boulevard Hausmann, ho provato a dare numerosi ascolti ad alcuni dischi di autori contemporanei francesi. Il panorama si è presentato come molto ricco di cose molto interessanti di cui ho preso nota: Bashung, Indochine, Cocoon, Olivia Ruiz e tanti altri di cui ho preso nota. La scelta è però ricaduta su La Musique di Dominique A, autore di culto in Francia, venerato dalla rivista Les Inrockuptibles. la-musiqueCredo che ve ne riparlerò nei prossimi giorni.


25 dischi

02/04/2009

collage-25-dischi

(In ascolto: Beyond here lies nothin’ – Bob Dylan)

Qualche giorno fa mi è stato chiesto di fare una di quelle classifiche in cui scegliere i propri dischi preferiti. E, da buon appassionato di Top 5 in stile Alta Fedeltà, ho pensato bene di farla. Anche perchè di solito si fa una Top ten, poi stop. Invece, 25, è un numero strano, quindi vada per questa classifica. Anche perchè, scambiarsi i dischi della propria vita, è il modo più veloce presentarsi. Andrebbero stampati sulla carta d’identità, cazzo.

Blonde on Blonde – Bob Dylan (1966)

Songs of Leonard Cohen – Leonard Cohen (1967)

Another Green World – Brian Eno (1975)

Wish You Were Here – Pink Floyd (1975)

You Must Believe in Spring – Bill Evans (1977)

Closer – Joy Division (1980)

Pornography – The Cure (1982)

Secrets of the Beehive – David Sylvian (1987)

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