Trop tard pour mourir

12/05/2013

Aujourd’hui je me suis promené toute la journée

Et le temps, ce qu’on appelle le passé

Etait là, abandonné sur le quai

Sous la forme d’un livre trouvé

Qui comme titre avait

Trop tard pour mourir.

Je suis rentré

En pensant à la vaisselle encore

À laver.

quai-Seine

La vita solitaria (Ipotesi di lavoro)

09/05/2013

Le pieghe di una camicia

malstirata

un segno

vago

della tua assenza

o di una mia innocua

incompetenza.

camicia disegno

Glosse

24/03/2013

Asterischi

note a piè di pagina

orecchiette ai margini

e mille e più incerti

ghirigori di grafite:

scritture rupestri

testimonianze

di un’antica civiltà

ed epoche trascorse

tra le quali, forse,

la mia.

(La dedica sul frontespizio

riporta il mio nome

una data

e un altro nome che ora non ricordo).

Glosse

Istanbul (Visita guidata)

26/12/2012

L’architettura protofuturista dei minareti

confondeva la mia fantasticheria d’Oriente:

lo sbadiglio di un turista americano

era ora quello di un insonne re persiano,

ora quello di un gatto dormiente,

ora quello di Sharāzād il giorno seguente la fiaba.

O ancora, più semplicemente,

quello di un uomo annoiato e impaziente

che attende la fine

della visita guidata

o forse, di tutto l’Impero d’Occidente.

Istanbul (Giovanni di Benedetto)

Film Socialisme: Shooting Range di Vladimir Tarasov (1979)

05/11/2012

Film animato del 1979, Shooting Range del russo Vladimir Tarasov, è una spietata critica al capitalismo. Grottesco, visionario, socialista. Il ritmo sincopato del jazz commenta musicalmente un segno grafico che subisce una continua metamorfosi di forme e di firme (l’attenzione per il dettaglio costituisce un vero e proprio trattato di semiotica). Il protagonista, oggi più ancora che all’epoca, è un personaggio che manifesta tutto lo spirito del tempo; il cartello che porta al collo con su scritto JOB WANTED, una storia d’amore che pure riesce a nascere, affermano tutto il carattere esistenziale della precarietà e del lavoro.

Rubriche telefoniche

01/09/2012

I nomi

I cognomi

Gli indirizzi depennati

Stagioni, anni passati

(chi era questo

chi quest’altro)

La conta dei morti

Apocalissi private.

Duchamp

01/07/2012

Una gruccia

nell’armadio

la mia giacca

un tuo foulard

posto per errore

o per economizzare gli spazi

o chissà cos’altro.

 

Ready-made

24/06/2012

Una raccomandata della compagnia telefonica

mi informava della sopravvenuta cessazione

dell’erogazione del servizio “Insieme”

causa inadempimento delle norme contrattuali

stipulate nel maggio duemiladieci.

Dittico. Nonno.

05/06/2012

I. Metamorfosi

La lista della spesa (le tue correzioni)

la ricevuta fiscale (le spese da detrarre).

Il reparto-frigo del supermercato

la teca della farmacia.

Il camice bianco del salumiere

il camice bianco dell’infermiere.

Le posate d’argento

il cucchiaio di plastica.

La divisa

il pigiama.

Andare a trovare

fare visita.

Le persone che amasti

sconosciuti.

II. Astrologie

 

Lo spot pubblicitario annunciò

i programmi della sera

interrompendo le interrogazioni astrologiche

che cercavano nei tuoi occhi residui

di civiltà antiche.

(L’infermiere caccia dal frigo

omogenizzati e gelatine).

Alcuni ti chiedono il nome

altri se «ti ricordi?»

io se anche io un giorno…

Note a margine in forma di status.

28/04/2012

L’aforisma è un sistema compiuto, articola un mondo intero non riassumendolo ma elidendolo. L’aforisma è filosofia, è letteratura, è storia ed è storia di un pensiero. Operazione chirurgica sul linguaggio e del linguaggio, l’aforisma è al versante opposto della sua variante coatta cui spesso, per malafede o incapacità critica, viene associato: lo slogan o la sentenza (con le varianti moderne di tweet o status). Artifici retorici, figure grammaticali prive di autentica sovversione poetica, questi ultimi mortificano interi sistemi di pensiero riassumendoli e riassumendoli li esplicano ed esplicandoli ne permettono la riproducibilità. Lo slogan, la sentenza, la citazione decontestualizzata e reificata nel cit. virgolettato, il tweet e lo status (dunque questo stesso enunciato, ahimè) sono i luoghi in cui si compie una riproducibilità tecnica del linguaggio. Esibiscono, mettono in scena un pensiero. Il pensiero è altrove. Il fascismo del linguaggio passa da qui. Condividiamo, adesso. (E torniamo pure a neutralizzare il linguaggio con gli * dei sostantivi e degli aggettivi né maschili né femminili. Nel mentre suggerisco un’abolizione degli aggettivi possessivi per meglio auspicare la cancellazione della proprietà privata di oggetti e soggetti).


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