Film animato del 1979, Shooting Range del russo Vladimir Tarasov, è una spietata critica al capitalismo. Grottesco, visionario, socialista. Il ritmo sincopato del jazz commenta musicalmente un segno grafico che subisce una continua metamorfosi di forme e di firme (l’attenzione per il dettaglio costituisce un vero e proprio trattato di semiotica). Il protagonista, oggi più ancora che all’epoca, è un personaggio che manifesta tutto lo spirito del tempo; il cartello che porta al collo con su scritto JOB WANTED, una storia d’amore che pure riesce a nascere, affermano tutto il carattere esistenziale della precarietà e del lavoro.
L’aforisma è un sistema compiuto, articola un mondo intero non riassumendolo ma elidendolo. L’aforisma è filosofia, è letteratura, è storia ed è storia di un pensiero. Operazione chirurgica sul linguaggio e del linguaggio, l’aforisma è al versante opposto della sua variante coatta cui spesso, per malafede o incapacità critica, viene associato: lo slogan o la sentenza (con le varianti moderne di tweet o status). Artifici retorici, figure grammaticali prive di autentica sovversione poetica, questi ultimi mortificano interi sistemi di pensiero riassumendoli e riassumendoli li esplicano ed esplicandoli ne permettono la riproducibilità. Lo slogan, la sentenza, la citazione decontestualizzata e reificata nel cit. virgolettato, il tweet e lo status (dunque questo stesso enunciato, ahimè) sono i luoghi in cui si compie una riproducibilità tecnica del linguaggio. Esibiscono, mettono in scena un pensiero. Il pensiero è altrove. Il fascismo del linguaggio passa da qui. Condividiamo, adesso. (E torniamo pure a neutralizzare il linguaggio con gli * dei sostantivi e degli aggettivi né maschili né femminili. Nel mentre suggerisco un’abolizione degli aggettivi possessivi per meglio auspicare la cancellazione della proprietà privata di oggetti e soggetti).