Avventura di un fotografo #9

15/01/2012

[À la recherche de quelque chose de perdu]

(Giovanni di Benedetto, 2011)

Avventura di un fotografo #8

30/12/2011

[Les amoureux du Canal Saint-Martin]

(Giovanni di Benedetto, 2011)

Quaderno parigino/2: Porte Saint-Denis, X arrondissement

01/12/2011

Quaderno parigino/2: Porte Saint-Denis, X arrondissement

(Articolo pubblicato su Manifesto Europa)

« Un uomo che sa riflettere a Parigi non ha bisogno di uscire dalla cinta muraria per conoscere gli uomini che vivono ad altre latitudini. Può giungere all’intera conoscenza del genere umano studiando gli individui che formicolano in questa immensa capitale »

(L. S. Mercier, Tableau de Paris)

 Muovendosi lungo la trama di strade e boulevards, impasses e passages del X arrondissement si ha viva l’impressione di demarcare la soglia dell’espace litteraire. Allo specchio di Alice si sostituiscono le grandi vetrate della Gare de l’Est, grande snodo ferroviario che collega Parigi con le città dell’est della Francia ma il cui nome evoca i paesaggi esotici dell’oriente, le spezie dell’India e del Pakistan, le odalische, gli arazzi e tutto quell’immaginario che parte dalle pagine de Le mille e una notte e si arresta in un vagone letto dell’Orient-Express, il cui primo convoglio, destinazione Costantinopoli, partì proprio da qui il 4 ottobre 1883. Nel X arrondissement lo spazio letterario si confonde con quello urbano a partire, appunto, dalla toponomastica. Alle rêveries orientaleggianti della Gare de l’Est, il passeggiatore che vorrà raggiungere la Porte Saint-Denis, vedrà susseguirsi una dietro l’altra le fantasticherie suggerite da toponimi come Boulevard de Magenta – in cui l’eco della Storia lascia il posto al tratto cromatico della parola, incitato dalle insegne al neon che ad intermittenza illuminano i nomi dei cafès e delle brasseries all’ombra dell’Eglise St-Laurent -, Rue de la Fidélité e il suo prosieguo, Rue de Paradis che insieme sembrano comporre gli assi cartesiani di un feuilleton ottocentesco. E ancora, una serie di passages in cui – come se non bastasse il potere incantatore di questa singola parola che coordina tra i suoi fonemi una semantica spaziale e una semantica temporale – la fantasticheria si sposa ora con le metafore del Passage du Désir, ora con la fantasia à la Verne del Passage de l’Industrie, al cui nome fin de siécle da exposition universelle fa da pendant la sua architettura neopalladiana.

 (J’ai l’impression que peut m’arriver quelque chose qui en vaut la peine). Leggi il seguito di questo post »

Avventura di un fotografo #7

25/11/2011

[Declino dell'impero americano (a love story)]

(Giovanni di Benedetto, 2011)

Quaderno parigino/1: perché Parigi

21/11/2011

Quaderno parigino/1: Perché Parigi.

(Articolo pubblicato su Manifesto Europa)

 

- En el fondo – dijo Gregorovius -, París es una enorme metáfora.

(J. Cortázar, Rayuela)

 

 Le biblioteche sono uno dei luoghi ideali dove mettere in pratica una deriva psicogeografica. Dunque, avendo bene in mente la lezione di Guy Debord, percorrevo i corridoi della biblioteca universitaria della Sorbonne Nouvelle senza una meta precisa, scegliendo man mano il percorso in base a ciò che vedevo intorno, lasciando il piano solcato dai miei passi al margine inferiore della vista e lasciandomi attrarre soltanto dai particolari architettonici dello spazio intorno: tipo di scaffalatura (in ferro), tipologia di illuminazione (neon / bianco), composizione materiale della soffittatura (pannelli di compensato / grigio), composizione materiale dei tavoli di studio (materiale plastico / bianco) ecc. In un punto imprecisato della deriva, quando la decostruzione dello spazio stava sortendo i primi benefici (non sfogliavo un libro; incominciavo a sfogliare una biblioteca, passando da una disciplina all’altra con pura soluzione di continuità), uno dei particolari – il dorso dorato di un libro in cui i caratteri tipografici in nero formavano la parola DANTE – mi collocò nuovamente nello spazio intorno con tutta la mia individualità: Giovanni di Benedetto, 24 anni, studente di lettere e filosofia, a Parigi per compiere ricerche bibliografiche per la tesi di laurea (argomento: Parigi come espace littéraire in quattro romanzi surrealisti). Di colpo lo scaffale della biblioteca perse il suo carattere generico e mi restituì ad una geografia ben precisa: LITTÉRATURE ITALIENNE.

Lasciai dunque i miei boriosi miraggi di astoricità a data da definirsi e iniziai a percorrere con la mano e con lo sguardo lo scaffale, a ritroso dalla Z alla A: Leggi il seguito di questo post »

Quotidiennes (Jean Pellerin) – trad. it. di Giovanni di Benedetto

17/11/2011

Prima di pubblicare alcune nuove poesie che ho tradotto di Tristan Derème, vi propongo una poesia di un altro autore dell’ École fantaisiste, Jean Pellerin. Poesia dedicata per l’appunto a Derème.

Quotidiennes

À Tristan Derème

C’est vrai, j’aurais pu devenir

Fabricant d’élégies…

Je ne sais que me souvenir

De notoires orgies.

Mais je veux écrire – à Paris,

Un roman exotique.

- ? – Certes, vous aurez des houris

Dansant sous le portique!

Je peindrai l’eau, le ciel, le port

Et le désert « immense »

À l’heure grise où l’on commence

À crier Paris-Sport.

*

Quotidiane

A Tristan Derème

È vero, sarei potuto diventare

un fabbricante di elegie…

So soltanto ricordarmi

di orge note.

Ma voglio scrivere – a Parigi,

un romanzo esotico.

- ? – Certamente, avreste delle Uri*

danzanti sotto i portici!

Dipingerò l’acqua, il cielo, il porto

e il deserto « immenso »

nell’ora grigia dove si comincia

ad urlare Paris-Sport.

* Creature celesti che, secondo il Corano, saranno nel Paradiso le compagne dei musulmani fedeli.

(traduzione di Giovanni di Benedetto)

***

Leggi le  traduzioni tratte da La verdure dorée di Tristan Derème:

XII (Tu parus. Mais le doigts posés sur le loquet)

XIV (“Celui qui partira loin de la ville“)

XV (“Quand tu m’auras quitté”)

Souvenir (Toulouse)

31/10/2011

I pellegrini americani

sedevano ai tavolini fuxia

del fast-food turco

di Place St. Sernin.

Nelle loro foto ricordo

saresti apparsa

come un souvenir desueto.

Non l’avrebbero mai compreso.

Nelle guide turistiche

la storia dell’architettura

è soltanto un pretesto.

(La formule du midi

era però effettivamente vantaggiosa:

comprendeva anche il dessert).

“Celui qui partira loin de la ville” (Tristan Derème) – trad. it. di Giovanni di Benedetto.

05/09/2011

XIV

 

Celui qui partira loin de la ville, qu’il le

veuille ou non, pleurera ton visage tranquille,

ta grâce et la beauté de tes cheveux flottants.

Et les roses et les guirlandes du printemps

qui fleurirent ton front de leur délicatesse

se faneront devant ses yeux et sa tristesse.

Mais au bord de la nuit calme, sur le chemin

il songera qu’un soir tu lui donnas ta main,

qu’il a baisé tes doigts dans l’ombre coutumière

d’un automne, et son cœur sera plein de lumière.

 

*

XIV

 

Colui che partirà lontano dalla città,

che lo voglia o meno, piangerà il tuo viso calmo,

la tua grazia e la bellezza dei tuoi capelli fluttuanti.

E le rose e le ghirlande della primavera

che infiorarono la tua fronte della loro delicatezza

appassiranno davanti i suoi occhi e la sua tristezza.

Ma al confine della notte calma, lungo il cammino

penserà che una sera gli desti la mano,

ch’egli baciò le tue dita nell’ombra abituale

di un autunno, e il suo cuore sarà pieno di luce.

 

(traduzione di Giovanni di Benedetto)

*

Leggi le precedenti traduzioni tratte da La verdure dorée di Tristan Derème:

XII (Tu parus. Mais le doigts posés sur le loquet)

XV (“Quand tu m’auras quitté”)

“Tu parus. Mais le doigts posés sur le loquet” (Tristan Derème) – trad. it. di Giovanni di Benedetto.

03/09/2011

XII

Tu parus. Mais les doigts posés sur le loquet,

Tu t’arrêtas avec un air interloqué.

Puis devant les papiers qui encombraient la table,

Tu dis. « Cette maison devient inhabitable ! »

Et ton sautoir frémit dans ses cent trois maillons.

Voici bientôt deux mois que nous nous chamaillons,

Voici deux mois bientôt que je t’ai rencontrée

Et que je sais ton goût natif pour l’eau sucrée,

Les pommes vertes, les promenades, les sous-

Bois en octobre et les romans à quatre sous.

Tu grondes, mais je sens, dans nos pires querelles,

Quand bondissent les mots comme des sauterelles,

Que tu n’es que tendresse et qu’au fond tu souris

En ton cœur plus léger qu’une dent de souris.

 *

XII

Apparisti. Con le dita posate sulla serratura,

ti fermasti con un’aria interloquita.

Poi davanti ai fogli che ingombravano il tavolo,

dicesti: « Questa casa diventa inabitabile! ».

E la tua sautoir fremette nelle sue centotré perle.

Sono quasi due mesi che ci accapigliamo,

sono due mesi quasi che ti ho incontrata

e che conosco il tuo gusto indigeno per l’acqua zuccherata,

le mele verdi, le passeggiate, i sottoboschi

in ottobre e i romanzi da quattro soldi.

Rimproveri, ma io sento, nei nostri litigi peggiori,

quando le parole saltano come cavallette,

che tu non sei altro che tenerezza e che nell’animo sorridi

nel tuo cuore più leggero di un dente di topo.

(traduzione di Giovanni di Benedetto)

*

Leggi le precedenti traduzioni tratte da La verdure dorée di Tristan Derème:

XV (“Quand tu m’auras quitté”)

Agosto

22/08/2011

La lezione di acqua-gym

sarebbe iniziata ad istanti,

dissero.

Tu,

dormendo nel tiepido inverno

del tuo ombrellone

rimandavi la fine dell’estate

disorchestrando per te soltanto

l’allegra suite caraibica.


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